
L’ex primo ministro britannico Boris Johnson ha annunciato martedì che parteciperà alla Conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (COP27) che si terrà la prossima settimana nella città egiziana di Sharm el-Sheikh, sulla costa orientale della penisola del Sinai.
Johnson lo ha confermato nel corso di un’intervista rilasciata al canale televisivo britannico Sky News, dove ha sottolineato di avere un «particolare interesse» per l’incontro, soprattutto perché, secondo lui, la Conferenza mondiale sul clima di Glasgow, COP26, tenutasi lo scorso anno, «è passata di moda».
In questo senso, ha sostenuto che la conferenza di Glasgow è stata «un fantastico successo globale», in quanto ha lavorato per promuovere «una grande quantità di bene per il pianeta». Johnson ha spiegato che utilizzerà la sua presenza all’incontro in Egitto per spiegare la posizione del Regno Unito sul clima.
Le dichiarazioni di Johnson arrivano dopo che lunedì il governo britannico ha confermato che la partecipazione o meno del primo ministro Rishi Sunak al vertice è ancora «in fase di revisione» dopo le critiche rivolte al premier per aver annunciato che non avrebbe partecipato.
Il Vertice sul clima di quest’anno si terrà nella città egiziana di Sharm el-Sheikh, sulla costa orientale della penisola del Sinai, e culminerà appena un giorno dopo la data fissata per la presentazione del bilancio da parte del governo britannico, una questione chiave nell’attuale instabilità politica del Paese.
SULL’UCRAINA L’ex primo ministro britannico ha anche sottolineato, durante l’intervista a Sky News, che il presidente russo Vladimir Putin diventerebbe «pazzo» se decidesse di usare armi nucleari sul suolo ucraino come parte della guerra contro Kiev.
Johnson ha chiarito che questo sarebbe «un disastro totale» per la Russia. «C’è molta disponibilità a concedere a Putin il beneficio del dubbio. Questo svanirà nel momento in cui farà una cosa del genere», ha spiegato, aggiungendo che perderebbe «in modo cruciale» il patrocinio della Cina.
In questo senso, Johnson ha messo in guardia dal pericolo di cercare di «compromettere» o fare accordi «sporchi» con Putin, in riferimento a possibili cessioni di territorio ucraino, poiché ciò potrebbe solo incoraggiare Mosca a compiere «ulteriori aggressioni».
Ha indicato che l’uso di questo tipo di armi da parte della Russia è «molto, molto, molto improbabile», anche se, nel caso in cui si verificasse, ha sostenuto che «tutti i tipi di opzioni» sarebbero disponibili sia per la NATO che per le nazioni P3 – Stati Uniti, Regno Unito e Francia – per agire di conseguenza.






