
La Corte Suprema iraniana ha confermato sabato la condanna a morte di un uomo per il suo ruolo nelle proteste antigovernative di settembre, in seguito alla morte in custodia di Mahsa Amini, una donna arrestata a Teheran per aver presumibilmente indossato un velo in modo scorretto, mentre ha annullato la condanna a morte di un secondo imputato.
La Corte Suprema ha dichiarato di aver respinto il ricorso dell’uomo, identificato come Mohamad Qabaldo, condannato per aver investito sei poliziotti a novembre, uccidendo un agente e ferendone altri cinque, secondo quanto riportato dal portale di notizie iraniano Mizan Online.
Nel caso di Saman Saidi, un rapper condannato a morte a ottobre per aver criticato il governo nelle sue canzoni, il tribunale ha deciso di accettare il suo appello e la condanna a morte nei suoi confronti è stata annullata. Tuttavia, ha ordinato un nuovo processo.
Le autorità iraniane hanno finora giustiziato due persone condannate per il loro ruolo nelle manifestazioni, mentre diverse migliaia sono state arrestate. Tra questi, più di 20 rischiano la pena di morte, secondo un rapporto pubblicato il 10 dicembre dal quotidiano locale «Etemad».
La Guardia Rivoluzionaria iraniana ha recentemente confermato che più di 300 persone sono state uccise dall’inizio delle proteste, il primo bilancio ufficiale dall’inizio delle proteste per la morte di Amini, un membro della minoranza curda dell’Iran. La cifra è inferiore a quella fornita dall’ONG Iran Human Rights, che indicava in oltre 400 il numero di morti dovuti alla repressione delle forze di sicurezza.
Fonte: (EUROPA PRESS)






