
Venerdì un tribunale birmano ha condannato l’ex leader de facto Aung San Suu Kyi a sette anni di carcere in un processo a suo carico per cinque capi d’accusa di corruzione durante il suo periodo di governo.
Quest’ultima sentenza, emessa da un tribunale militare, porta il totale della pena detentiva di Suu Kyi a 33 anni, spegnendo ogni possibilità di un suo ritorno in politica finché la giunta militare rimarrà al potere, ha riferito Bloomberg.
L’udienza ha stabilito che il leader non ha rispettato i regolamenti finanziari per il noleggio e l’acquisto di un elicottero tra il 2019 e il 2021, secondo una persona che ha familiarità con il caso, che ha chiesto l’anonimato perché la sentenza non è stata resa pubblica.
La scorsa settimana il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha approvato per la prima volta una risoluzione che chiede la fine delle violenze in Birmania e sollecita la giunta militare a compiere «passi immediati» verso il rispetto della «roadmap» delineata dall’Associazione delle Nazioni del Sud-Est Asiatico (ASEAN).
La risoluzione, sponsorizzata dalla missione britannica presso le Nazioni Unite, chiede il rilascio di tutti i prigionieri politici, compresi l’ex leader de facto del Paese Aung San Suu Kyi e l’ex presidente Win Myint, detenuti dopo il colpo di Stato del 1° febbraio.
Fonte: (EUROPA PRESS)






