
Gli esperti di teologia hanno convenuto che l’omelia di Papa Francesco ai funerali di Benedetto XVI, giovedì scorso, non può essere considerata fredda o distante, perché la norma obbliga i sacerdoti a non fare un «elogio», cioè un discorso che elogi una persona, durante le Messe funebri.
«Ci sono elogi per il suo predecessore ma non eccessivi perché, come si insegna, nella liturgia non si deve fare un elogio del defunto ma un elogio contenuto. Ha parlato della saggezza, della delicatezza e della dedizione con cui Benedetto ha trascorso tutta la sua vita come servitore del Signore», ha detto Ángel Cordovilla, professore di teologia all’Università Pontificia di Comillas, nelle dichiarazioni rilasciate a Europa Press dopo il funerale.
In ogni caso, ha sottolineato che «l’elogio c’è, ma è sobrio e contenuto». Infatti, ha sottolineato che Francesco ha fatto a Benedetto XVI il più grande elogio che si possa fare a un cristiano: dire che rende presente la dedizione di Cristo. «Se Benedetto XVI lo sentisse, sarebbe il più grande elogio», ha aggiunto.
Considera inoltre un «elogio incondizionato» il fatto che Bergoglio abbia citato il suo predecessore in quattro occasioni nelle sue omelie, «quattro testi fondamentali», tra cui l’omelia all’inizio del pontificato di Ratzinger.
CHIAREZZA NELLA PREGHIERA DI FRONTE ALLA BARA E NEL TOCCARLA Ha evidenziato anche il gesto di «vicinanza» che Francesco ha compiuto al termine della Messa, quando si è avvicinato alla bara, l’ha toccata e ha pregato per qualche secondo stando in piedi di fronte ad essa. «Forse ad alcuni le parole possono essere sembrate distanti o fredde, e (con questo gesto) Francesco ha voluto mostrare questa vicinanza a lui. Quello che voleva dire nell’omelia, voleva esprimerlo con un gesto», ha detto Cordovilla.
Per quanto riguarda le grida di «Santo súbito» che si sono sentite alla fine della messa funebre, un messaggio che si è visto anche su uno striscione in Piazza San Pietro, l’esperto ha espresso le sue «riserve» sul fatto che i papi vengano canonizzati «in modo così immediato» e si è detto favorevole a «mettere un po’ di distanza e di tempo».
«Non tolgo nulla alla saggezza, alla dedizione e alla vita di santità che Benedetto XVI ha avuto, penso che tutti riconoscano chiaramente il suo magistero come di grande luminosità e saggezza, ma sarei più favorevole a concedere un po’ di tempo. Non credo sia del tutto appropriato che la Chiesa canonizzi costantemente i suoi pontefici in modo così immediato», ha spiegato il professore dell’Università Pontificia di Comillas.
In questo senso, ha suggerito di «lasciare il tempo di fare la luce necessaria per giudicare con una prospettiva più storica quali figure di santità siano da mettere in evidenza» e di non canonizzare subito perché «potrebbe dare l’impressione che si tratti di una sorta di autoaffermazione».
In ogni caso, ha sottolineato che è «significativo» che siano gli stessi fedeli a chiederlo e ha fatto notare che gli ricorda i funerali di Giovanni Paolo II, quando anche i presenti chiesero che fosse dichiarato santo.
L’ADDIO PERSONALE DI FRANCESCO Da parte sua, Raúl Orozco, professore della Facoltà di Teologia dell’Università di San Dámaso, ha definito «commovente» la liturgia della Messa funebre del Papa emerito Benedetto XVI e, in particolare, ha sottolineato il gesto di Francesco, al termine della Messa, quando si è avvicinato alla bara per dare il suo «addio personale».
«È stata una liturgia accattivante, profonda, e dal senso che Benedetto XVI aveva nei confronti della liturgia: che alla fine è Dio che deve venire prima», ha detto Raúl Orozco a Europa Press, dopo la messa funebre del Papa emerito.
In particolare, per quanto riguarda l’omelia, ritiene che sia stata in linea con lo stile di Papa Francesco, «molto centrata sulla figura di Cristo» e concorda sul fatto che non sia stata distante perché ai funerali «non si tratta di fare un elogio».
«Come ci insegnano le rubriche del rito funebre, l’omelia di un funerale non consiste nel fare un elogio, ma nel commentare le letture, e questo è ciò che ha fatto il Papa», ha detto.
A suo avviso, Bergoglio ha saputo «cogliere in modo bello, semplice e umile» e con una «omelia di grande profondità» il pontificato del Papa emerito, riferendosi a lui come al «fedele amico del coniuge», riconoscendo «il ministero petrino, episcopale e sacerdotale» di Benedetto XVI e la sua «profonda spiritualità».
Per quanto riguarda le richieste di «Santo súbito» da parte dei fedeli, Orozco ha convenuto che la Chiesa «dovrà fare questo discernimento» e ha sottolineato che è importante che ci sia «una reputazione di santità».
Fonte: (EUROPA PRESS)






