
La portavoce del governo cileno, Camila Vallejo, ha riconosciuto che non sono stati soddisfatti i requisiti per la concessione dell’indulto ai manifestanti arrestati nel contesto delle agitazioni sociali del novembre 2019.
Secondo Vallejo, il presidente del Paese, Gabriel Boric, aveva stabilito due requisiti fondamentali per l’indulto: che la detenzione fosse legata a reati commessi durante i disordini sociali e che non avessero «precedenti complessi».
Tuttavia, nonostante questi criteri, il governo ha concesso l’indulto negli ultimi giorni del 2022 a più di una dozzina di manifestanti, tra cui Lis Castillo, che era stato precedentemente condannato per cinque reati comuni tra il 2005 e il 2017, secondo il canale televisivo T13.
«Il secondo criterio è quello che non è stato soddisfatto. Il risultato di una serie di irregolarità per le quali, evidentemente, sono state assunte responsabilità politiche (…) In effetti, se il presidente avesse avuto tutti gli elementi a disposizione, la situazione sarebbe stata diversa», ha osservato Vallejo.
Queste «irregolarità» a cui fa riferimento il portavoce dell’Esecutivo hanno già portato la settimana scorsa alle dimissioni del Ministro della Giustizia, Marcela Ríos, e anche a quelle di Matías Meza-Lopehandía come Capo di Gabinetto. Lo stesso Boric ha poi riconosciuto che quando si verificano situazioni di questo tipo «bisogna assumersi le proprie responsabilità».
Nonostante tutto, Vallejo ha sottolineato la legalità degli indulti, al di là del fatto che uno dei requisiti stabiliti dalle autorità non è stato soddisfatto. Ha respinto la richiesta di alcuni membri dell’opposizione di revocare la grazia.
Fonte: (EUROPA PRESS)






