
La sterlina libanese, la valuta nazionale del Libano, ha registrato un nuovo crollo storico rispetto al dollaro questa settimana, in seguito alle proteste nella capitale Beirut davanti alla sede della banca centrale che chiedeva le immediate dimissioni del suo governatore, Riad Salame.
Il tasso di cambio del dollaro si attesta oggi a 63.000 sterline sul mercato parallelo e, al tasso di cambio ufficiale, la valuta ha perso il 97% del suo valore da quando, tre anni fa, è scoppiato l’ultimo episodio della crisi economica quasi endemica del Paese, alimentata dalla povertà e dalla carenza di energia.
Gli sforzi della Banca del Libano per cercare di moderare la caduta della sterlina attraverso la creazione di piattaforme di scambio come Sayrafa sono stati finora infruttuosi, secondo gli esperti consultati da «L’Orient le Jour», a causa di uno stato di assoluta sfiducia politica in un Paese in cui «la presidenza è vacante e il Consiglio dei Ministri non ha pieni poteri».
A questo si aggiunge l’indagine che grava sul governatore da due anni. Dal 2020, almeno sei Paesi europei (Germania, Francia, Liechtenstein, Lussemburgo, Svizzera e Regno Unito) hanno aperto indagini contro Salamé e alcuni intermediari finanziari con varie accuse, quali appropriazione indebita, falsificazione, riciclaggio di denaro, arricchimento illecito ed evasione fiscale. Salamé ha respinto categoricamente le accuse e un’incriminazione sembra ancora lontana, ma questo caso non ha fatto nulla per aumentare il suo profilo nell’opinione pubblica.
Per quanto riguarda la crisi valutaria, alcuni esperti non escludono nemmeno che il dollaro possa raddoppiare il suo valore entro la fine dell’anno se persiste l’attuale status quo politico ed economico, osserva il giornale, in un momento in cui il Paese sta cercando di finalizzare un accordo con il Fondo Monetario Internazionale (FMI) i cui termini non hanno soddisfatto quasi nessuno.
Ricordiamo che i circa 3 miliardi di dollari offerti dal FMI per i prossimi quattro anni comportano una completa ristrutturazione del settore bancario – compresi gli audit delle 14 principali banche – e del debito nazionale, compresa l’adozione di un tasso di cambio unificato e di controlli formali sui capitali, secondo i discorsi dei leader nazionali a seguito dell’accordo preliminare raggiunto nell’aprile dello scorso anno.
I risultati della visita di settembre degli esperti del FMI nel Paese non sono stati incoraggianti. «L’economia libanese rimane gravemente depressa a causa del continuo stallo sulle riforme economiche tanto necessarie e della grande incertezza», si legge nel comunicato finale del viaggio, che critica la «lentezza» delle autorità nell’attuare i termini dell’accordo di aprile.
«Ritardare l’attuazione dei termini avrà solo ripercussioni sul Paese e sul suo popolo. Le azioni preliminari previste devono essere completate prima che la direzione della FISM prenda in considerazione questo programma: Il settore bancario deve fare i conti con le sue ingenti perdite e proteggere pienamente i piccoli depositanti», aggiunge il FMI.
Fonte: (EUROPA PRESS)






