
Il Tribunale dell’Unione europea ha concluso martedì che l’Unione europea dispone già di misure sufficienti per tutelare le lingue minoritarie nel territorio comune e che non sono quindi necessarie nuove proposte legislative al riguardo, dando così ragione alla Commissione europea di fronte a un’iniziativa dei cittadini che ha portato la questione davanti alla Corte di giustizia europea.
La sentenza del Lussemburgo risponde a un appello del movimento che ha portato l’iniziativa dei cittadini europei «Minority Safe Pack» all’esecutivo dell’UE per proteggere per legge le minoranze nazionali e linguistiche.
I servizi dell’UE hanno accettato di registrare il reclamo ritenendo che rientrasse nelle loro competenze, ma dopo aver esaminato la questione hanno concluso che non era necessario approfondire la questione.
Secondo la CGUE, le azioni già intraprese dall’UE per sottolineare l’importanza delle lingue regionali o minoritarie e per promuovere la diversità culturale e linguistica sono sufficienti per raggiungere gli obiettivi di tale iniziativa.
Tra i cambiamenti richiesti dai promotori dell’iniziativa c’è la creazione di un centro sulla diversità linguistica nel campo delle lingue regionali e minoritarie, finanziato dall’Unione e incaricato di promuovere la diversità a tutti i livelli.
Chiedono inoltre di modificare la legislazione dell’UE per garantire la quasi parità di trattamento tra gli apolidi e i cittadini dell’UE e di modificare la direttiva sui servizi di media audiovisivi per garantire la libertà di fornire servizi e la ricezione di contenuti audiovisivi nelle regioni in cui risiedono le minoranze nazionali.
In questo contesto, la Corte lussemburghese conclude che la procedura di analisi svolta dalla Commissione e il modo in cui ha motivato la sua decisione di non adottare alcun atto giuridico aggiuntivo per raggiungere l’obiettivo della tutela delle lingue minoritarie sono validi.






