
I leader dell’ASEAN hanno concordato venerdì di tenere colloqui con «tutte le parti coinvolte», un riferimento implicito anche all’opposizione birmana, nell’ambito del piano di pace elaborato dall’ASEAN come principale mediatore internazionale nel conflitto birmano.
L’ASEAN ha dichiarato che cercherà di convincere «tutte le parti coinvolte» ad aderire e attuare la «roadmap» in un impegno «flessibile e informale» che sarà condotto dall’inviato del presidente dell’ASEAN in Birmania.
Sottolineano «la neutralità insita nel suo mandato», motivo per cui l’inviato avrà il compito di «ripristinare la pace e la stabilità» in conformità con il cosiddetto consenso in cinque punti, che mira a ridurre la violenza sul territorio birmano.
Il piano prevede, tra gli altri punti, la fine immediata delle violenze, l’attuazione di un dialogo costruttivo tra tutte le parti interessate per cercare soluzioni pacifiche e il lavoro dell’inviato speciale della presidenza dell’ASEAN.
L’ASEAN è quindi impegnata a «trovare una soluzione pacifica e duratura all’attuale crisi», poiché la situazione nel Paese «rimane critica e fragile», con una «escalation di violenza» che influisce sugli «sforzi di costruzione» dell’organizzazione.
Il governo di unità nazionale birmano, fedele all’ex «leader de facto» Aung San Suu Kyi, ha espresso la sua apertura al dialogo con l’ASEAN e ha offerto la sua «piena collaborazione» in vista di ulteriori incontri a novembre.
Il presidente indonesiano Joko Widodo ha proposto ai leader dell’ASEAN di impedire ai rappresentanti delle forze armate birmane di partecipare alle funzioni del blocco, oltre ai vertici più importanti.






