
La Sottocommissione parlamentare per le accuse costituzionali ha approvato un rapporto, che passerà ora alla Commissione permanente, in cui si consiglia l’accusa costituzionale del presidente del Perù Pedro Castillo per tradimento.
La relazione è stata approvata al minimo – 11 voti a favore e dieci contrari – da una sottocommissione presieduta dall’ex presidente del Parlamento, Lady Camones, e dove sebbene gli alleati del Fujimorismo siano in maggioranza, hanno richiesto i voti a favore di altre formazioni come Alianza para el Progreso o Somos Perú.
La risoluzione della Sottocommissione per le Accuse Costituzionali ha concluso che Castillo dovrebbe essere interdetto per cinque anni da qualsiasi carica pubblica dopo aver presumibilmente commesso i reati di tradimento e violazione della Costituzione parlando di concedere alla Bolivia una possibile uscita sul mare, secondo quanto riportato da «La República».
Da parte sua, il presidente ha risposto ai risultati di questa sottocommissione assicurando di non essere «intimidito». «Non siamo intimiditi. Siamo qui per il Paese, perché il cittadino viene prima di tutto», ha detto.
Il capo dello Stato ha anche invitato il Congresso della Repubblica ad «agire tenendo conto del popolo peruviano» e non tanto dei sentimenti particolari di alcune persone, secondo la radio locale RPP.
Ora, una volta che la sottocommissione ha fatto il primo passo per squalificare Castillo, il rapporto sarà valutato dalla Commissione permanente e, se anche la questione sarà approvata, sarà infine la Plenaria del Congresso della Repubblica ad avere l’ultima parola.
Il presidente Castillo si troverebbe così ad affrontare una possibile accusa di tradimento, che sarebbe il culmine di una lunga lista di denunce e accuse contro il presidente nei poco più di 16 mesi in cui è stato alla guida del Perù.
In questo lasso di tempo, il capo di Stato non solo si è visto accusare di vari reati, la maggior parte dei quali per presunta corruzione, ma ha anche trascorso gran parte del suo tempo a nominare nuovi ministri e fino a quattro primi ministri in un contesto politico notevolmente teso.
La decadenza richiede 66 voti, sottraendo i membri della suddetta Commissione permanente. La stampa peruviana ha avvertito che, in base all’aritmetica parlamentare già dimostrata in precedenti occasioni, è possibile che l’opposizione abbia i numeri a suo favore.






