
L’opposizione venezuelana ha evitato di confermare l’imminente ripresa del dialogo con il governo di Nicolás Maduro e ha invitato a non «speculare» finché il facilitatore di questi colloqui, la Norvegia, non farà una dichiarazione.
Dopo l’incontro della scorsa settimana a Parigi tra i leader delle due delegazioni – Jorge Rodríguez per il Chavismo e Gerardo Blyde per l’opposizione – si è parlato di un nuovo tentativo di dialogo tra le parti.
Il presidente colombiano Gustavo Petro, che negli ultimi mesi si è avvicinato a Maduro, ha annunciato mercoledì su Twitter che il dialogo sarebbe ripreso «questo 25 e 26 novembre», senza entrare in ulteriori dettagli.
Il gabinetto guidato dal leader dell’opposizione Juan Guaidó, che nel gennaio 2019 si è autoproclamato «presidente in carica» del Venezuela, ha affermato che «speculare o interpretare attraverso fonti o agenzie di stampa ostacola la possibilità di un accordo».
«Le informazioni su un possibile accordo e sul riavvio dei negoziati saranno ufficializzate da fonti ufficiali: il Paese facilitatore, la Norvegia, e l’alternativa democratica, la Piattaforma Unitaria», ha dichiarato, riferendosi al gruppo che riunisce i principali movimenti di opposizione.
Secondo l’opposizione, la «dittatura» di Maduro promuove la «disinformazione», motivo per cui ha fatto appello alla cautela prima di ribadire gli obiettivi dell’ipotetico dialogo: «Raggiungere un’elezione libera che ci permetta di recuperare la libertà e risolvere la crisi umanitaria».
Da parte sua, il governo norvegese ha chiarito che «non ci sono nuove informazioni» sulla questione, anche se fonti del suo Ministero degli Esteri consultate da Europa Press hanno difeso l’importanza che chavisti e oppositori tornino allo stesso tavolo.
«Da tempo la Norvegia aiuta le parti in Venezuela a trovare una soluzione inclusiva al conflitto, a beneficio della popolazione venezuelana», hanno dichiarato le fonti.






