
L’opposizione laburista britannica ha chiesto al governo di indagare sulla veridicità di un articolo apparso sul Daily Mail di domenica, in cui si parla di possibili intercettazioni telefoniche russe ai danni dell’ex primo ministro conservatore Liz Truss prima del suo insediamento, di cui sarebbe stato a conoscenza l’allora presidente Boris Johnson.
Secondo il settimanale, l’allora primo ministro in carica ha taciuto l’incidente ai media con la complicità del suo capo di gabinetto, Simon Case, quando ne sono stati informati l’estate scorsa, mentre Truss, allora ministro degli Esteri, stava preparando la sua campagna per guidare il partito conservatore dopo le dimissioni di Johnson.
Sempre secondo il giornale, presunte spie russe che agivano su ordine del Presidente russo Vladimir Putin avevano accesso a informazioni sensibili, come alcune conversazioni con funzionari ucraini sulla conduzione della guerra, nonché critiche private a Johnson fatte da Truss e dalla sua scelta per il portafoglio delle finanze, Kwasi Kwarteng, che lasciavano aperta la porta a possibili ricatti.
Il ministro degli Interni ombra dei laburisti, Yvette Cooper, ha dichiarato che il rapporto dei media, che citava le proprie fonti senza fornire ulteriori dettagli, «mette in evidenza questioni immensamente importanti sulla sicurezza nazionale del Paese in seguito a questo attacco da parte di uno Stato ostile».
Cooper ha anche chiesto una spiegazione sul «perché e sul come sia trapelato», prima di invitare il governo dell’attuale primo ministro, Rishi Sunak, a «riconoscere la gravità della situazione».
La portavoce dei liberaldemocratici per gli affari esteri, Layla Moran, ha chiesto un’indagine non solo sulla fuga di notizie, ma anche sull’oscuramento delle notizie presumibilmente ordinato da Johnson e dal suo capo di gabinetto, «perché se si scopre che queste informazioni sono state nascoste per proteggere la campagna di Truss, si tratta di una situazione imperdonabile».
Un portavoce del governo britannico ha rifiutato di commentare «le disposizioni di sicurezza dei funzionari del Regno Unito», affermando che il governo «dispone di solidi sistemi di protezione per difendersi dalle minacce informatiche».






