
L’ambasciatore ruandese presso le Nazioni Unite, Claver Gatete, ha denunciato il silenzio del Consiglio di Sicurezza dell’ONU sulla crisi nella provincia congolese del Nord Kivu e, in particolare, sulle denunce del suo Paese di una possibile alleanza tra l’esercito congolese e le milizie delle Forze Democratiche per la Liberazione del Ruanda (FDLR).
«Quando la comunità internazionale si occuperà della persistenza delle FDLR e della loro alleanza con l’esercito della Repubblica Democratica del Congo? Si tratta di un gruppo terroristico e sanzionato, composto dai resti delle forze che hanno commesso il genocidio contro i Tutsi nel 1994», ha lamentato Gatete nelle dichiarazioni riportate dal New Times, riferendosi alle temute milizie Interahamwe.
Queste accuse giungono nel contesto di un precario cessate il fuoco nel Nord Kivu, nell’est della RDC, devastato da settimane dai combattimenti tra l’esercito congolese e il gruppo ribelle Mouvement 23 March (M23), accusato dal governo congolese di complicità con il governo ruandese. Il Ruanda lo nega categoricamente.
«Quando affronteremo le violazioni della sovranità e dell’integrità territoriale del Ruanda da parte della RDC, che si sono verificate in diverse occasioni, come verificato dal Meccanismo di verifica congiunto rafforzato?», ha lamentato l’ambasciatore.
Questo meccanismo comprende esperti militari degli Stati membri della Conferenza internazionale sulla regione dei Grandi Laghi (ICGLR) e monitora e indaga sugli incidenti di sicurezza nell’area.
Tra questi incidenti, ad esempio, il mese scorso un ufficiale militare congolese che attraversava il confine tra i due Paesi ha aperto il fuoco su una torre di guardia prima di essere ucciso dalle forze ruandesi.






