Il Mali concede al portavoce della missione ONU 72 ore per lasciare il paese


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Un soldato maliano con l’elmetto blu dell’ONU. – HARANDANE DICKO / MINUSMA

Il governo maliano ha annunciato mercoledì l’espulsione del portavoce della Missione integrata multidimensionale di stabilizzazione delle Nazioni Unite in Mali (MINUSMA), Olivier Salgado, che dovrà lasciare il Paese entro 72 ore.

La decisione è stata confermata da un comunicato del Ministero degli Affari Esteri maliano, che la collega alla «serie di pubblicazioni tendenziose e inaccettabili» di Salgado sui suoi social network in merito al controverso arresto di 49 soldati ivoriani all’aeroporto della capitale maliana, Bamako.

Secondo il portafoglio diplomatico, Salgado ha dichiarato «senza alcuna prova» che le autorità maliane «erano state informate in anticipo dell’arrivo dei 49 soldati ivoriani su un volo civile», secondo Radio France Internationale.

Nonostante l’espulsione del portavoce, il Mali ha sottolineato la volontà di mantenere il dialogo e approfondire la cooperazione «con tutti i partner internazionali», compresa la stessa MINUSMA.

Il governo di transizione del Mali ha riferito a metà mese di aver arrestato 49 soldati ivoriani che erano arrivati nel Paese con due aerei. I circa 50 soldati erano «illegalmente presenti sul territorio nazionale maliano».

In risposta alle polemiche, Salgado ha dichiarato su Twitter che i soldati detenuti «non facevano parte di uno dei contingenti MINUSMA».

In seguito al ritiro delle truppe francesi e occidentali a causa delle tensioni con la giunta militare maliana, alla fine di giugno il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha approvato una proroga di un anno del mandato della MINUSMA in Mali, fino al 30 giugno 2023.

L’estensione del mandato della MINUSMA arriva dopo che la Francia e i suoi alleati hanno annunciato a febbraio che le truppe dispiegate nell’ambito dell’Operazione Barkhane e della Forza Takuba, inviate in Mali per assistere Bamako nella lotta contro il jihadismo, sarebbero state ritirate a causa delle tensioni con la giunta militare del Paese africano.

Le tensioni sono aumentate negli ultimi mesi a causa dell’annuncio della giunta militare di prolungare il processo di transizione e del presunto dispiegamento di mercenari del Gruppo Wagner, smentito da Bamako e Mosca, che parlano di una regolare cooperazione militare.

Il governo di transizione ha ammesso la presenza di istruttori militari russi nel Paese, con un mandato simile a quello conferito alla missione di addestramento dell’UE, tra i sospetti occidentali sulla crescente influenza della Russia in Africa.


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