
La Giurisdizione Speciale per la Pace (JEP) ha chiarito che l’amnistia concessa per il reato di ribellione a Rodrigo Granda, considerato «il cancelliere delle FARC», non gli impedisce di continuare a essere indagato nei quasi trenta casi aperti per reati commessi durante la sua permanenza nel gruppo guerrigliero ormai sciolto.
In seguito al clamore suscitato questa settimana dalla sua amnistia, motivata dall’assenza di prove per accusarlo di ribellione, una manovra ricorrente contro gli ex membri di gruppi armati irregolari, il JEP ha chiarito che continuerà a essere indagato nell’ambito di altri due casi davanti al tribunale, emersi dopo gli accordi di pace del 2016.
Granda, noto anche come «Ricardo Téllez», ha 25 casi pendenti nel Caso 10, che indaga sui crimini commessi dalle FARC durante il conflitto armato che non sono soggetti ad amnistia, e altri due nel Caso 7, che riguarda il reclutamento di minori.
La Camera di Amnesty ha anche chiesto ai procuratori del PEC informazioni su altri tredici casi in cui la Granda potrebbe essere coinvolta e che non sono stati deferiti dalla giustizia ordinaria, secondo quanto riportato da Caracol Radio.
La figura di «Ricardo Téllez» è diventata più popolare in tutto il mondo dopo che il suo arresto nel 2004 ha provocato una piccola crisi diplomatica tra il Venezuela di Hugo Chávez e la Colombia di Álvaro Uribe, a seguito di un’operazione non ufficiale delle autorità colombiane in territorio venezuelano.
Nell’ottobre 2021 è stato arrestato in Messico mentre si recava a partecipare a un congresso di forze politiche di sinistra, dopo che il Paraguay aveva attivato un avviso rosso dell’Interpol per il suo presunto coinvolgimento nel rapimento e nell’omicidio di Cecilia Cubas Gusinky, figlia dell’ex presidente paraguaiano Raúl Cubas, avvenuto nel 2005. Alla fine è stato riportato in Colombia.






