
Il Tribunale dell’Unione Europea (CGUE) ha annullato mercoledì le sanzioni europee contro Dimitri Ovsiannikov, governatore di Sebastopoli tra il 2017 e il 2019, ritenendo che una volta lasciato l’incarico non potesse essere ritenuto responsabile della violazione dell’integrità territoriale della Crimea.
Ovsiannikov è stato governatore di Sebastopoli durante l’annessione illegale della Crimea da parte della Russia e successivamente ha ricoperto il ruolo di viceministro dell’Industria e del Commercio nel governo russo fino al 2020, venendo inserito per la prima volta nel regime di sanzioni europee nel 2017 e comparendo in successive estensioni fino al 2022.
Nella sentenza di mercoledì, la CGUE ha annullato l’estensione delle sanzioni all’ex leader russo, in quanto il Consiglio non ha esaminato adeguatamente la situazione di Ovsiannikov e non ha considerato la sua evoluzione, in quanto ha attraversato diverse posizioni e ha finito per lasciare la politica, separandosi infine dal partito Russia Unita al potere. In questo senso, il rinnovo periodico delle sanzioni non prevedeva aggiornamenti sul suo status di viceministro, e quindi risultava viziato nella sua giustificazione.
Oltre a ciò, il tribunale lussemburghese sostiene che l’UE non può basarsi sulla sua posizione di ex governatore del territorio occupato dalla Russia per continuare ad applicare le sanzioni, osservando che non si può «presumere» che egli sia ancora attivamente coinvolto nelle minacce per le quali è stato inizialmente sanzionato.
A questo proposito, accusa il Consiglio di aver «commesso un errore di valutazione e di aver invertito l’onere della prova», ritenendo che, semplicemente per il suo status di ex governatore di Sebastopoli, e per le dichiarazioni fatte in tale veste, e di ex viceministro del governo russo, «fosse ancora responsabile o sostenesse attivamente le politiche».
Per la CGUE, le sanzioni europee si basano su dichiarazioni e posizioni sull’annessione della Crimea, quando era governatore di Sebastopoli, che non possono giustificare il mantenimento delle sanzioni oggi. «Il contenuto di tali dichiarazioni non va oltre il discorso pubblico medio che ci si aspetta da una persona in quella posizione», si legge nella sentenza.
«Inoltre, tali dichiarazioni prevalentemente orali, tutte risalenti al 2017 e riferite a un breve periodo di quell’anno in cui era governatore di Sebastopoli, non possono essere prese in considerazione al di fuori del contesto in cui sono state rese e, in ogni caso, hanno esaurito i loro effetti al momento in cui sono state rese, in modo che, di per sé, non potevano più giustificare il mantenimento delle misure restrittive nei suoi confronti», ha rilevato la CGUE.






