
La Corte Costituzionale del Perù (TCP) ha dichiarato inammissibile la richiesta del Congresso del Paese al massimo organo giudiziario peruviano di ratificare la correttezza dell’interpretazione dell’articolo 117 della Costituzione, in base al quale il presidente del Perù, Pedro Castillo, potrebbe essere processato per corruzione.
La plenaria del TCP ha sostenuto di non avere «poteri consultivi» e di decidere solo in conformità con il Codice di procedura costituzionale, in una causa o in un processo che soddisfi i requisiti fondamentali: la concreta lesione dei poteri di un altro ramo del governo e l’identità delle parti in conflitto, secondo una dichiarazione pubblicata dalla stazione radio RPP.
«Il collegio ha deciso di ammettere la causa in cui il Parlamento ha chiesto un’interpretazione dei poteri che corrispondono al Congresso della Repubblica, in conformità con le disposizioni della Costituzione politica del Perù, e anche di determinare se questi possono essere limitati e ristretti dal potere giudiziario», si legge nella lettera emessa dal Tribunale costituzionale.
Inizialmente, la causa intentata dal Congresso era stata presentata per risolvere un conflitto di competenze tra il Congresso e la magistratura peruviana in merito alla misura cautelare che ordinava al Parlamento di sospendere l’elezione del Difensore civico, oltre ad altri procedimenti di amparo, riporta «La República».
Tuttavia, dopo la presentazione da parte della Procura della denuncia costituzionale contro il presidente Pedro Castillo e il successivo dibattito sulla portata dell’articolo 117 della Magna Charta, che stabilisce che il presidente peruviano può essere accusato solo di quattro reati come il tradimento, l’impedimento delle elezioni, lo scioglimento unilaterale del Congresso e l’impedimento del funzionamento del sistema elettorale.
La dichiarazione della Corte Costituzionale arriva dopo che la difesa di Pedro Castillo aveva affermato che era «illegale» presentare una denuncia costituzionale contro il capo di Stato, in quanto gode di immunità penale e può essere processato solo in rare occasioni.
A fronte di questa denuncia costituzionale, la Presidenza peruviana ha chiesto all’Organizzazione degli Stati americani (OSA) di attivare la Carta democratica interamericana per preservare le istituzioni democratiche e il legittimo esercizio del potere, sostenendo che la denuncia presentata dalla Procura contro di lui è «una nuova forma di colpo di Stato».
Secondo la Procura, il Presidente del Perù sarebbe a capo di un’organizzazione criminale attiva nel Ministero dei Trasporti e delle Comunicazioni, in complicità con l’ex ministro di questo portafoglio, Juan Silva, nonché con funzionari delle società Provías Nacional e Provías Descentralizado, con l’ufficio presidenziale e con altri uomini d’affari, il tutto per favorire il consorzio «Puente Tarata III» e altre società nelle gare d’appalto pubbliche.






