
Il capo della polizia della città iraniana di Zahedan, uno degli epicentri dell’ondata di proteste contro le autorità del Paese, è stato licenziato dopo che l’indagine ufficiale ha riconosciuto «la morte di civili innocenti» durante la repressione degli scontri scoppiati in città alla fine del mese scorso.
Le proteste nella città a maggioranza sunnita sono iniziate a fine settembre, alimentate da marce di massa nel resto del Paese in memoria della giovane curdo-iraniana Mahsa Amini, morta in carcere il 16 settembre dopo essere stata arrestata dalla Polizia della Moralità per aver indossato un velo sbagliato.
Le marce hanno assunto un carattere particolare a Zahedan, capitale della provincia di Sistan e Baluchestan, dove la gente è scesa in piazza per protestare non solo per Amini, ma anche contro lo stupro di una ragazza baluchi di 15 anni da parte di un capo della polizia.
Il momento peggiore delle proteste a Zahedan si è verificato il cosiddetto Venerdì di sangue del 30 settembre, quando, secondo le ONG, una repressione da parte delle forze di sicurezza ha causato più di 90 morti in città. Quel giorno, circa 150 persone hanno inscenato una protesta contro la 16a stazione di polizia della città, vicino a una moschea, in memoria dell’adolescente violentata.
Mentre l’indagine, seguendo la linea ufficiale iraniana, incolpa «rivoltosi e uomini armati» per aver aumentato la tensione e tentato di assaltare la stazione di polizia, la valutazione conclude anche che «gli spari delle forze di polizia» in reazione alla marcia «hanno portato al ferimento e alla morte di un certo numero di cittadini innocenti, passanti che non hanno avuto alcun ruolo in questi disordini».
A questo proposito, il Consiglio di sicurezza del Sistan e Baluchestan ha riconosciuto la «negligenza di alcuni funzionari» e ha promesso un risarcimento per le famiglie delle «vittime innocenti», oltre a un’azione legale contro le persone coinvolte.
Oltre al capo della polizia della città, anche il capo della stazione di polizia minacciata è stato licenziato per aver reagito in modo esagerato alle proteste, secondo una dichiarazione delle autorità iraniane riportata dall’agenzia di stampa semiufficiale Tasnim. Nella stessa nota, il governo locale indica in 35 il numero di persone uccise durante i disordini in città, ben lontano dal numero di morti riportato dagli attivisti umanitari iraniani.






