
Il Consiglio Permanente dell’Organizzazione degli Stati Americani (OSA) ha annunciato venerdì la composizione della delegazione che si recherà in Perù per esaminare la situazione democratica del Paese, comprendente i ministri degli Esteri di cinque Paesi latinoamericani.
Il presidente del Consiglio permanente dell’OSA, Marten Schalkwijk, ha spiegato che il gruppo che analizzerà la situazione politica in Perù è una risposta alle consultazioni condotte dall’organizzazione con la Presidenza, come specificato in un comunicato.
La delegazione sarà composta dal Ministro degli Esteri dell’Argentina, Santiago Cafiero, dal Ministro degli Esteri dell’Ecuador, Juan Carlos Holguín, dal Ministro degli Esteri del Guatemala, Mario Búcaro, dal Ministro degli Esteri del Belize, Eamon Courtenay, e dal Ministro degli Esteri del Paraguay, Julio César Arriola.
Saranno accompagnati anche dal viceministro degli Esteri colombiano, Laura Gil, dal viceministro degli Esteri costaricano, Christian Guillermet, e dal rappresentante dell’OSA per le relazioni estere, Eladio Loizaga.
Tuttavia, l’OSA ha spiegato che le date del viaggio e l’agenda del gruppo di alto livello in visita in Perù saranno definite «presto», senza entrare in ulteriori dettagli sulla visita della delegazione.
Il gruppo di alto livello risponde alla richiesta del Presidente del Perù, Pedro Castillo, di attivare la Carta democratica interamericana per effettuare un’analisi della situazione democratica del Paese.
L’esecutivo peruviano ha giustificato la richiesta appellandosi agli articoli 17 e 19 della Carta democratica, che consentono a uno Stato membro dell’OSA di richiedere una revisione formale da parte dell’organizzazione nel caso in cui «il governo di uno Stato ritenga che il suo processo politico istituzionale democratico o il suo legittimo esercizio del potere siano a rischio».
La richiesta di Castillo è arrivata appena una settimana dopo che l’Ufficio del Procuratore Generale ha presentato al Congresso un’accusa costituzionale contro il presidente, accusandolo di presunta corruzione.
Secondo la Procura Generale, Castillo sarebbe a capo di un’organizzazione criminale attiva nel Ministero dei Trasporti e delle Comunicazioni, in complicità con alti funzionari, uomini d’affari e terzi, al fine di favorire il consorzio del Ponte Tarata III e altre imprese nei processi di appalto pubblico.
Di fronte a queste accuse, il presidente peruviano ha assicurato che alcune istituzioni del Paese stanno attuando una «persecuzione politica» e ha denunciato una «nuova forma di colpo di Stato», definendo al contempo «incostituzionale» l’accusa della Procura, poiché in quanto presidente della Repubblica del Perù può essere processato solo in determinati casi.






