
Il ministro della Difesa venezuelano, Vladímir Padrino, ha annunciato venerdì che il Paese è pronto ad aumentare la cooperazione militare lungo il confine con la Colombia, con l’obiettivo di affrontare insieme la lotta al narcotraffico.
«Siamo pronti ad aumentare il livello di comunicazione e cooperazione con le Forze armate e di polizia della Colombia per affrontare i crimini transnazionali generati dal traffico di droga, dai gruppi armati e dal contrabbando, tra gli altri. Per una frontiera di pace, viva e prospera», ha dichiarato sul suo profilo Twitter ufficiale.
Queste dichiarazioni arrivano dopo che il presidente venezuelano Nicolás Maduro ha ricevuto martedì il presidente colombiano Gustavo Petro al Palazzo Miraflores, mettendo così in scena il ristabilimento delle relazioni tra i due Paesi dopo che la frontiera comune era stata chiusa per sette anni.
I due leader hanno concordato di «avanzare con fermezza» verso l’unione e la pace dei loro Paesi, verso la piena riapertura della loro frontiera comune, nonché di promuovere la sicurezza nella zona di confine, l’integrazione commerciale e la cooperazione nella protezione dell’Amazzonia.
Hanno inoltre concordato il ritorno del Venezuela nella Comunità andina e la reintegrazione di Caracas nel sistema interamericano dei diritti umani, come richiesto da Petro al suo omologo venezuelano. Maduro ha definito l’incontro una «pietra miliare storica», assicurando che i due Paesi sono destinati alla «fratellanza e alla comprensione».
L’incontro ha segnato la fine di sette anni in cui il confine è rimasto praticamente chiuso, dopo che Maduro aveva chiuso il passaggio tra i due Paesi latinoamericani durante il governo di Juan Manuel Santos a causa della presunta presenza di paramilitari colombiani nel suo territorio, crisi che si è aggravata con l’espulsione di centinaia di colombiani dal Venezuela.






