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Il presidente della RDC chiede la «mobilitazione totale» della popolazione nel conflitto con l’M23

Roberto De Luca

2022-11-04
Archivio
Archivio – Il Presidente della RDC Felix Tshisekedi in visita ufficiale a Parigi. – SADAK SOUICI / ZUMA PRESS / CONTACTOPHOTO

Il presidente della Repubblica Democratica del Congo (RDC), Félix Tshisekedi, ha chiesto la «mobilitazione totale» della popolazione del Paese dopo aver denunciato il fallimento degli sforzi diplomatici per risolvere il conflitto con il gruppo ribelle Mouvement 23 March (M23), ora al suo apice dopo la svolta compiuta dall’organizzazione armata la scorsa settimana nel nord-est del Paese.

In un discorso alla nazione in cui ha nuovamente accusato il governo del vicino Ruanda di fornire finanziamenti e supporto logistico al gruppo ribelle, il presidente congolese ha denunciato «una tragedia umanitaria» nel territorio di Rutshuru, dove secondo le sue stime più di 200.000 persone hanno dovuto fuggire dall’avanzata dell’M23. Il gruppo «controlla alcune località», ha ammesso il presidente in un discorso in cui ha accusato il movimento armato di commettere «atrocità indicibili».

Per quanto riguarda le presunte interferenze ruandesi, Tshisekedi ha denunciato il governo di Kigali di aver usato l’M23 come punta di diamante per i suoi «interessi espansionistici» e i suoi tentativi di «sfruttare illegalmente le risorse naturali» della RDC, in particolare nelle zone di confine. Ha deplorato in particolare che il Ruanda abbia deciso di «riattivare il suo sostegno ai terroristi» nonostante i progressi diplomatici come la firma di un memorandum d’intesa sul commercio dell’oro e l’apertura di una linea aerea tra le compagnie statali dei due Paesi.

«Nonostante ciò, questo Paese ci ha sorpreso riattivando i terroristi dell’M23», ha dichiarato il presidente congolese, prima di accusare le autorità di Kigali di nascondersi dietro «false accuse» sul presunto sostegno dell’esercito della RDC al gruppo ribelle ruandese, le Forze Democratiche per la Liberazione del Ruanda (FDLR). Per riassumere il fallimento della via diplomatica, il presidente ha denunciato il Ruanda per aver «destabilizzato il Congo orientale per creare una zona di illegalità per soddisfare i suoi bisogni e appetiti criminali».

L’APPELLO DEL PADRINO Dato che «non è stato fatto alcun progresso in materia di pace», Tshisekedi ha dichiarato lo stato di «mobilitazione totale». «Nessuno tranne noi verrà a salvare la nostra nazione. La guerra che ci è stata imposta dai nostri vicini richiede sacrifici da parte di ciascuno di noi ed è ora di mettere a tacere le nostre differenze politiche per difendere insieme la nostra patria», ha proclamato nel suo discorso, riportato integralmente dal portale di notizie congolese Actualité.

In particolare, in risposta a una presunta «forte richiesta» da parte dei giovani di unirsi ai ranghi, il presidente ha invitato la popolazione giovanile «a organizzarsi in un gruppo di vigilanza, con l’obiettivo di sostenere, accompagnare e supportare le forze di difesa e di sicurezza nello svolgimento della loro nobile missione» e ha dato ordine al capo di stato maggiore dell’esercito di «accelerare l’apertura di centri di reclutamento» nelle 26 province del Paese.

Il presidente ha colto l’occasione per minacciare «tutti i traditori e le mele marce che servono gli interessi del nemico», senza fare nomi, avvertendo che «saranno esposti al rigore della legge, avendo la giusta punizione che questo tipo di comportamento merita».

Infine, in risposta agli avvertimenti di diverse organizzazioni civili locali, Tshisekedi ha invitato la popolazione congolese dell’est del Paese ad astenersi dal minacciare i civili ruandesi, molti dei quali membri delle comunità Kiñaruanda, che vivono nei territori di confine e attraversano regolarmente la RDCongo e il Ruanda. «Vi invito a non cedere a commenti xenofobi e ad altri discorsi di odio o di stigmatizzazione delle comunità ruandesi. Qualsiasi atto che vada in questa direzione sarà severamente punito», ha avvertito.

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