
Il Presidente russo Vladimir Putin ha affermato che Mosca ha sempre trattato la popolazione ucraina «con rispetto e calore», pur riconoscendo che lo «scontro» con il «regime neonazista» dell’Ucraina era «inevitabile».
«In Ucraina, il popolo ucraino è la prima e principale vittima della deliberata sublimazione dell’odio verso i russi. In Russia è esattamente il contrario (…) Abbiamo sempre trattato e trattiamo il popolo ucraino con rispetto e calore», ha detto Putin.
Tuttavia, il leader russo ha lamentato che il confronto con l’Ucraina era «inevitabile» e ha ipotizzato che, senza l’invasione territoriale del Paese vicino a febbraio, la situazione odierna sarebbe la stessa per la Russia, solo che la nazione eurasiatica si troverebbe in una posizione peggiore.
Putin ha quindi abbandonato l’idea che il sostegno delle potenze occidentali all’Ucraina sarebbe avvenuto indipendentemente dal fatto che la Russia avesse lanciato la cosiddetta «operazione militare speciale», l’eufemismo con cui si riferisce all’invasione.
Secondo l’agenzia di stampa russa TASS, «la situazione in Ucraina è stata spinta dai cosiddetti amici a un punto tale da diventare mortale per la Russia e suicida per lo stesso popolo ucraino».
Infine, Putin ha affermato che la guerra in Ucraina è una sorta di guerra civile in cui «i popoli si combattono tra loro» e ha colto l’occasione per paragonare la situazione ai conflitti in Russia nel XX secolo dopo la Rivoluzione d’Ottobre quando, mentre la popolazione si combatteva tra loro, le potenze occidentali si «sfregavano le mani».






