
Il 16 novembre la Corte Suprema del Perù valuterà se il presidente del Perù, Pedro Castillo, possa o meno essere indagato dalla Procura Generale dopo essere stato denunciato costituzionalmente davanti al Congresso per presunta corruzione.
In un’udienza virtuale, la Corte Suprema peruviana analizzerà l’appello del presidente, che sostiene di non poter essere processato perché gode dell’immunità in quanto capo di Stato, secondo quanto riportato dalla radio RPP.
Il tribunale, presieduto dal giudice della Corte Suprema César San Martín, ha ordinato la notifica alle parti: il presidente peruviano e i suoi avvocati, la Procura Generale e la Procura Generale.
Il capo della Procura, Patricia Benavides, ha denunciato costituzionalmente Castillo davanti al Congresso del Paese per il suo presunto coinvolgimento in un caso di corruzione.
Secondo la Procura, Castillo sarebbe a capo di un’organizzazione criminale attiva nel Ministero dei Trasporti e delle Comunicazioni in complicità con Silva, oltre che con funzionari delle Provías Nacional e delle Provías Descentralizado, dell’Ufficio Presidenziale e con imprenditori e terzi, per favorire il consorzio del Ponte Tarata III e altre imprese nelle gare d’appalto pubbliche.
In seguito a questa accusa, Castillo ha affermato di essere vittima di una persecuzione politica, denunciando al contempo una «nuova forma di colpo di Stato».
«Oggi in Perù abbiamo una Procura politica che, lungi dal giudicare i veri criminali, lo fa con il governo che è stato legittimamente eletto dal popolo per guidare il destino del Paese», ha detto il presidente in una conferenza stampa, aggiungendo che «nel Paese è iniziata una nuova forma di colpo di Stato».






