
Il partito birmano Lega Nazionale per la Democrazia (NLD) ha chiesto martedì la liberazione anticipata dell’ex leader de facto della Birmania Aung San Suu Kyi e di tutti gli attuali prigionieri politici per aprire la strada alla pace nel Paese.
In occasione del secondo anniversario delle elezioni generali tenutesi l’8 novembre 2020, prima del colpo di Stato, il gruppo ha invitato i leader dell’Associazione delle Nazioni del Sud-Est Asiatico (ASEAN) e i suoi principali partner internazionali a esercitare maggiori pressioni per il rilascio di Suu Kyi e di altri alti funzionari imprigionati dopo la rivolta militare.
Secondo The Irrawaddy, la crisi birmana «può essere risolta solo attraverso incontri tra rappresentanti della società civile e inviati speciali stranieri».
La Birmania sta attraversando una grave crisi dal colpo di Stato del 2021, dopo che i militari hanno definito fraudolente le elezioni tenutesi quattro mesi prima.
L’esercito ha attuato una dura repressione nei confronti dei manifestanti e degli attivisti che sostengono il ripristino della democrazia e la fine del regime militare in Birmania. Finora, dopo il colpo di Stato, sono state uccise più di 2.400 persone.
Sebbene l’ASEAN abbia delineato una «tabella di marcia» in cinque fasi nell’aprile 2021 per cercare di ridurre la violenza e aprire la strada al dialogo, le parti non sono riuscite ad attuare correttamente il programma. Gli inviati speciali dell’ASEAN e delle Nazioni Unite non hanno avuto accesso a Suu Kyi in carcere durante le loro visite nel Paese.
Ora, la formazione insiste sul fatto che la comunità internazionale «deve tenere conto del fatto che concentrarsi sulla soluzione dei problemi immediati del Paese può portare a un’escalation del conflitto».
La giunta si è impegnata a tenere le elezioni generali nel 2023, ma il partito di Suu Kyi ritiene che non saranno «né libere né credibili» e «fraudolente».






