
Il primo ministro tunisino Najla Buden Romhdane ha assicurato che la democrazia e i diritti umani non sono a rischio nel Paese, tra le proteste dell’opposizione e della società civile per le misure attuate dal presidente, Kais Saied, da quando si è arrogato tutti i poteri nel luglio 2021, sciogliendo il governo e sospendendo il parlamento, che è stato successivamente sciolto.
Buden, nominato mesi dopo da Saied, ha sottolineato che la democrazia è «una scelta irreversibile» in Tunisia e ha aggiunto che il Paese «non vuole una democrazia precaria che nasconde profondi difetti strutturali», secondo l’agenzia di stampa statale tunisina TAP.
Il primo ministro ha affermato, tuttavia, che i «progressi» nei diritti umani «non devono nascondere le sfide e le difficoltà» causate da questi «problemi strutturali accumulati nel corso degli anni».
Ha inoltre difeso la libertà di espressione e di manifestazione nel Paese e ha sottolineato che gli «eccessi» registrati in «casi isolati» sono oggetto di indagine da parte delle autorità, sostenendo il rispetto dei diritti umani nella lotta al terrorismo.
Il Paese si prepara a tenere elezioni legislative anticipate a dicembre, che saranno boicottate dalla maggioranza dell’opposizione, che denuncia la deriva autoritaria di Saied. L’opposizione ha già boicottato il referendum costituzionale di luglio, che ha rafforzato i poteri del presidente e ridotto il peso del Parlamento.






