
Il presidente francese Emmanuel Macron mercoledì ha annunciato ufficialmente la fine dell’Operazione Barkhane in Mali e ha dichiarato che la nuova «tabella di marcia» del Paese nel continente africano sarà «finalizzata entro sei mesi», nell’ambito di una riorganizzazione delle operazioni a seguito delle tensioni con la giunta militare di Bamako.
Nel 2021 Macron ha annunciato una «profonda trasformazione» della presenza militare francese nella regione, che prevede la fine dell’operazione Barkhane, lanciata nel 2014 e pilastro fondamentale della strategia francese in una regione segnata negli ultimi anni da una crescente insicurezza.
«Il nostro sostegno ai partner continuerà, ma nel rispetto dei nuovi principi definiti con loro», ha dichiarato il leader francese in una conferenza stampa nella città portuale di Tolone, secondo quanto riportato da Le Figaro.
Macron ha annunciato che inizierà «una fase di scambi» con i partner africani per determinare il nuovo status di Parigi nella regione e la futura attività delle missioni francesi in Africa.
D’altra parte, il presidente francese ha sottolineato, nel quadro di una nuova revisione strategica militare che si sta delineando all’interno dell’Esecutivo, che le nuove misure dovrebbero promuovere «una Francia unita, forte, autonoma e sovrana nelle sue valutazioni».
Macron ha chiarito che la Francia è pronta a «una mobilitazione più completa» e che è necessario adattarsi a «nuovi contesti», nonché essere vigili e «in una posizione di economia di guerra», in un chiaro riferimento alla guerra in Ucraina.
In questo senso, ha indicato che, prima dell’invasione russa del territorio ucraino, si sarebbe potuta sviluppare una mobilitazione «economica e industriale» per affrontare le possibili conseguenze di una guerra in Europa, secondo il quotidiano «Le Parisien».
«Non si tratta di militarizzare la società, ma di rafforzare lo spirito di resilienza. Conto molto sullo sviluppo della riserva, dei servizi civici, ma anche sul servizio nazionale universale», ha detto.
Nel farlo, ha elogiato il ruolo della NATO, chiarendo che Parigi continuerà a «svolgere il ruolo di alleato esemplare, capace di assicurare il ruolo di nazione quadro e, se necessario, di garantire la difesa del fianco orientale dell’Europa».
Il 15 agosto la Francia ha annunciato di aver completato il ritiro delle truppe dall’Operazione Barkhane in Mali, Paese in cui è intervenuta nel 2013 su richiesta delle autorità dell’epoca per fermare l’avanzata dei gruppi jihadisti verso Bamako, e con il cui attuale governo ha recentemente avviato un aspro stallo.
Il governo di Macron ha chiarito in precedenti occasioni che il suo impegno nei confronti della regione, compresi i Paesi del Golfo di Guinea, e della lotta al terrorismo in particolare, rimane immutato. Da parte sua, il Mali ha inasprito il suo messaggio contro Parigi in seguito al ritiro delle truppe francesi, accusando i francesi di collaborare con i gruppi terroristici in una dura lettera inviata al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite.
Il ritiro della Francia dal Mali crea un vuoto di sicurezza che si ripercuote sulle missioni internazionali che ha sostenuto, soprattutto dal punto di vista logistico, sia la missione delle Nazioni Unite che la missione europea di addestramento delle forze maliane, EUTM Mali.






