
Il Ministro degli Interni turco Suleiman Soylu ha querelato il leader dell’opposizione e presidente del Partito Popolare Repubblicano, Kemal Kilicdaroglu, dopo aver preso come un insulto le accuse di quest’ultimo di essere responsabile di aver favorito il traffico di droga nel Paese per alleviare il deficit pubblico.
Tutto è iniziato a fine ottobre, con l’arresto a Istanbul del trafficante di droga montenegrino Zelkjo Bojanic, quando il leader del CHP ha accusato il ministro degli Interni e i servizi di sicurezza turchi in generale di aver facilitato le attività del criminale e della sua banda.
L’arresto di Bojanic ha riportato alla mente le accuse di un altro boss mafioso, Sedat Peker, che l’anno scorso ha collegato il Partito per la Giustizia e lo Sviluppo del presidente Recep Tayyip Erdogan al coinvolgimento nel traffico internazionale di droga.
Peker, che vive in esilio negli Emirati Arabi Uniti, ha persino affermato che Erkan Yildirim, figlio dell’ex primo ministro Binali Yildirim, una delle figure di spicco dell’AKP, faceva parte di un’importante rete di traffico di droga tra il Venezuela e la Turchia, secondo il sito web «Turkish Minute».
«Il ministro si dimetterebbe se avesse un briciolo di dignità», ha dichiarato Kilicdaroglu in un video pubblicato sul suo account Twitter. Un indignato Soylu ha risposto sulla stessa rete che «chi non ha dignità» è il suo rivale politico, al che Kilicdaroglu ha risposto citandolo in giudizio per «insulto» per una cifra «simbolica» di 5 lire turche (25 centesimi di euro).
Venerdì scorso, Soylu ha presentato la sua contro-causa per una cifra decisamente più alta: un milione di lire turche, circa 54.000 euro, che si aggiunge a quella già presentata dalla Direzione Generale della Sicurezza (EGM) dopo aver accusato il leader dell’opposizione di aver portato avanti un «esercizio di disinformazione».






