
Il Ministero della Salute israeliano ha confermato la presenza di batteri del colera in un bacino del fiume Yarmouk, nel nord del Paese, vicino al confine con la Siria, e ha annunciato l’avvio di un protocollo di contenimento per prevenire epidemie come quelle scoppiate in Siria e Libano.
Le autorità sanitarie israeliane hanno clorurato il bacino e interrotto il flusso d’acqua nel Kinneret, il più grande lago d’acqua dolce di Israele.
In una dichiarazione riportata dal Times of Israel, il ministero della Salute ha affermato che, per il momento, «non è stato identificato alcun pericolo per la salute pubblica», anche se sta «monitorando possibili fonti di contaminazione» come il fiume Hasbani in Libano.
Il Ministero della Salute israeliano ha assicurato di aver già informato il governo palestinese e la Giordania della situazione.
L’origine siriana del ritrovamento è particolarmente preoccupante per il governo israeliano, dato il grave impatto del colera nel Paese vicino dove, secondo le stime dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), l’epidemia dichiarata alla fine di agosto ha causato almeno 92 morti e circa 35.500 casi al 9 novembre.
Il Ministero della Sanità libanese, da parte sua, ha già registrato 513 infezioni dallo scoppio della prima epidemia in 30 anni nel Paese, il mese scorso, anche se il numero di morti è rimasto stabile a 18 negli ultimi undici giorni e il numero di persone ricoverate in ospedale continua a diminuire ogni giorno che passa, da 82 a 70 da giovedì scorso.






