
Il leader del Fronte Polisario, Brahim Ghali, si è detto disposto a collaborare con le Nazioni Unite per la decolonizzazione del Sahara occidentale e ha ribadito che «non accetterà» un approccio «contrario» al diritto internazionale per risolvere la controversia con il Marocco.
Ghali ha chiesto al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite di permettere alla Missione delle Nazioni Unite per il Referendum nel Sahara Occidentale (MINURSO) di «adempiere al suo mandato» e di obbligare il Marocco a «porre fine a tutte le restrizioni che ostacolano» l’attuazione dell’accordo del 1991.
In questo senso, ha chiesto all’Unione Europea (UE) di «rispettare le disposizioni del diritto internazionale» e «le risoluzioni della Corte di Giustizia dell’UE (CGUE) sullo status giuridico del Sahara occidentale», come riportato dall’agenzia di stampa saharawi SPS.
Il leader del Fronte Polisario ha invitato l’Unione Africana (UA) a intensificare gli sforzi per la decolonizzazione del Sahara Occidentale e ha sottolineato «la disponibilità della Repubblica Araba Saharawi Democratica (RASD) a lavorare per la risoluzione del conflitto con il suo vicino marocchino, nel rigoroso rispetto dei principi dell’Atto Costitutivo dell’UA, secondo i confini ereditati dall’indipendenza e il rispetto reciproco e il buon vicinato».
L’ex colonia spagnola del Sahara Occidentale è stata occupata dal Marocco nel 1975 nonostante la resistenza del Fronte Polisario, con cui è stata in guerra fino al 1991, quando le due parti hanno firmato un cessate il fuoco in vista di un referendum sull’autodeterminazione, ma le divergenze sulle modalità di redazione del censimento e sull’inclusione o meno dei coloni marocchini ne hanno finora impedito lo svolgimento.
Il 14 novembre 2020, il Fronte Polisario ha dichiarato rotto il cessate il fuoco con il Marocco in risposta a un’azione militare marocchina contro gli attivisti saharawi a Guerguerat, nella zona di de-escalation concordata, che i saharawi consideravano una violazione dei termini del cessate il fuoco.






