
L’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Diritti Umani ha chiesto il rilascio «immediato» delle «migliaia» di persone ancora detenute in Iran per il loro coinvolgimento in manifestazioni «pacifiche» dopo la morte della giovane Mahsa Amini, arrestata per aver violato il codice di abbigliamento islamico, e ha espresso preoccupazione per nove casi che potrebbero portare a una condanna a morte.
L’ufficio del procuratore iraniano ha portato a più di mille il numero di incriminazioni emesse nella sola regione di Teheran, che si aggiungerebbero ad altre centinaia in tutto il Paese. L’ONU, tuttavia, ritiene che sia giunto il momento di «far cadere le accuse» contro tutti i detenuti.
«La legge sui diritti umani protegge il diritto delle persone a riunirsi pacificamente e alla libertà di espressione», ha dichiarato il portavoce dell’Alto Commissario, Jeremy Laurence, lamentando la «crescente durezza» con cui le autorità iraniane stanno rispondendo a un’ondata di manifestazioni «senza precedenti».
Le Nazioni Unite sono particolarmente preoccupate per la situazione di nove persone accusate di reati capitali. Laurence ha chiesto l’abolizione della pena di morte e che, se applicata, non si applichi a «crimini che non comportano direttamente o indirettamente la morte».
«Esortiamo pertanto le autorità iraniane a imporre immediatamente una moratoria sulla pena di morte, ad astenersi dall’imputazione di reati capitali e a revocare le sentenze non emesse per reati che rientrano nella categoria dei ‘crimini più gravi'», ha sottolineato.






