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L’UE discuterà delle rotte migratorie in una riunione straordinaria dei ministri a seguito dello stallo tra Parigi e Roma

Roberto De Luca

2022-11-17
Archivio
Archivio – Bandiera dell’UE – Philippe Buissin/European Parlia / DPA

I ministri degli Interni dell’Unione europea terranno una riunione straordinaria il 25 novembre per discutere della situazione su «tutte le rotte migratorie» verso il territorio comune; una discussione che formalmente rientra nella ricerca di soluzioni comuni, ma che è il risultato delle pressioni esercitate dalla Francia per affrontare la situazione nel Mediterraneo, in seguito alla controversia con l’Italia per il salvataggio di oltre 200 migranti sulla nave «Ocean Viking».

«I ministri affronteranno la situazione attuale su tutte le rotte», ha dichiarato la presidenza ceca dell’Unione Europea in una breve dichiarazione che non fornisce ulteriori dettagli sull’ordine del giorno e che arriva dopo che la Commissione Europea ha sollecitato nei giorni scorsi la convocazione di una riunione urgente per discutere un «piano d’azione» per evitare nuovi episodi come il disaccordo tra Roma e Parigi.

L’esecutivo dell’UE sta ultimando un documento che spera di presentare all’inizio della prossima settimana, hanno riferito fonti europee a Europa Press, e che è destinato a coprire «l’intera rotta del Mediterraneo centrale» al di là della questione degli sbarchi – che sono di competenza nazionale – ad esempio per ottenere un migliore controllo delle frontiere con la collaborazione di Paesi terzi.

L’obiettivo è che i ministri possano esaminare la proposta in una riunione dei ventisette, alla quale molti Paesi erano inizialmente riluttanti a partecipare, ritenendo che mancassero obiettivi concreti per una riunione urgente, soprattutto in vista del Consiglio ordinario dei ministri degli Interni dell’UE previsto per l’8 dicembre.

Tuttavia, la maggioranza dei membri ha mostrato flessibilità, comprendendo che la questione migratoria è una questione europea che richiede quindi una risposta europea, e vede la crisi tra Francia e Italia come «prova» della necessità di sbloccare la riforma della politica di asilo e di procedere con il Patto sulla migrazione, che è stato negoziato per due anni senza grandi progressi.

Inoltre, alcuni partner preoccupati per altre rotte, come quella balcanica, o sottoposti a pressioni dalla prima linea di ingresso, come la Spagna, vedono in questo appello un’opportunità per «allargare l’attenzione» al di là dello sbarco dei migranti soccorsi in alto mare e sollevare il dibattito sugli altri pilastri della politica migratoria comune.

IMPULSI TRA FRANCIA E ITALIA Il nuovo governo italiano di estrema destra di Giorgia Meloni si è rifiutato per giorni di autorizzare la «Ocean Viking» di SOS Mediterranée, nonostante le sue coste fossero il porto sicuro più vicino all’imbarcazione con più di 200 migranti salvati dal mare.

L’imbarcazione ha infine dovuto cambiare rotta a causa della situazione disastrosa delle persone a bordo ed è riuscita a sbarcare in Francia, che ha reagito sospendendo il piano di accoglienza di 3.500 rifugiati in arrivo in Italia.

Durante questa crisi, la Commissione europea si è limitata a ricordare che è un «dovere morale» e un «obbligo legale» per gli Stati membri assistere i migranti in difficoltà in alto mare, indipendentemente dalle circostanze in cui sono arrivati.

Bruxelles ha anche chiesto lo sbarco urgente degli occupanti dell’imbarcazione, ma ha chiarito che la designazione del porto sicuro è una circostanza che non rientra nelle sue competenze.

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