
Il presidente francese Emmanuel Macron ha accusato la Russia di utilizzare una strategia «predatoria» per alimentare il sentimento antifrancese in Africa a causa della perdita di influenza del Paese europeo nel continente negli ultimi anni.
«Basta guardare a ciò che sta accadendo nella Repubblica Centrafricana o altrove per vedere che il progetto russo che viene portato avanti lì, mentre la Francia è ai margini, è un progetto di predazione», ha detto il presidente a TV5 Monde durante il 18° vertice dei Paesi francofoni a Tunisi.
Macron ha sottolineato che il passato francese viene «usato da molte potenze straniere, che cercano di usare la loro influenza» per «danneggiare la Francia, danneggiare la sua lingua, seminare dubbi», ma «soprattutto» perché hanno «certi interessi».
«Grazie ai social network e alla disinformazione, un progetto politico finanziato dalla Russia e talvolta da altri, i francesi vengono attaccati», ha detto.
Il leader francese ha risposto alle accuse secondo cui il suo Paese starebbe sfruttando i legami economici e politici storici delle sue ex colonie per servire i propri interessi.
«Questa percezione è alimentata da altri, è un progetto politico», ha detto il presidente, indicando la «complicità» russa in alcuni dirigenti africani.
La Francia, ex potenza coloniale presente in gran parte dell’Africa occidentale e centrale, ha legami militari con i Paesi africani francofoni e le sue truppe sono state presenti in Paesi come il Mali.
Negli ultimi mesi, Parigi ha annunciato il ritiro delle sue truppe dalla Repubblica Centrafricana o dal Mali, affermando che la nuova «roadmap» per il Paese centrafricano sarà «finalizzata entro sei mesi».
Il governo di Macron ha già chiarito in precedenti occasioni che il suo impegno nei confronti della regione, compresi i Paesi del Golfo di Guinea, e della lotta al terrorismo in particolare, rimane immutato. Da parte sua, il Mali ha inasprito il suo messaggio contro Parigi in seguito al ritiro delle truppe francesi, accusando i francesi di collaborare con i gruppi terroristici in una dura lettera inviata al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite.






