
Il presidente della Guinea Equatoriale, Teodoro Obiang Nguema, è in procinto di essere rieletto alla guida del Paese africano, cosa che ci si aspettava di fronte alla repressione dell’opposizione da parte delle autorità, avendo ottenuto circa il 96,5% dei voti alle elezioni.
Il presidente della commissione elettorale equatoguineana, Faustino Ndong Esono Ayang, ha precisato che finora è stato scrutinato oltre il 45% dei voti e ha aggiunto che Obiang ha ottenuto 189.031 voti, con un enorme distacco dai suoi rivali.
Andrés Esono Ondo, della Convergenza per la Democrazia Sociale della Guinea Equatoriale (CPDS), ha ricevuto 5.473 voti, mentre Buenaventura Monsuy Asumu, del Partito della Coalizione Socialdemocratica (PCSD), ne ha ricevuti solo 1.490, come riportato dall’Ufficio Stampa e Informazione della Guinea Equatoriale (Oficina de Información y Prensa de Guinea Ecuatorial).
Faustino Ndong Esono Ayang, che è anche Ministro dell’Interno, ha sottolineato che il lavoro di conteggio dei voti sta continuando presso la sede del Ministero dell’Interno e delle Corporazioni locali in preparazione dell’annuncio dei risultati finali, previsto entro sabato.
Dopo l’annuncio dei primi risultati parziali, il CPDS ha denunciato «frodi massicce» e ha affermato che la giornata di voto si è svolta «in mezzo a scandalose e diffuse irregolarità», tra cui l’obbligo per gli elettori di scegliere una sola scheda elettorale all’ingresso.
Obiang, 80 anni, il presidente più longevo del mondo, è alla guida del Paese da quando è scoppiata la rivolta contro lo zio, Francisco Macias Nguema, diventato primo presidente della Guinea Equatoriale dopo l’indipendenza del Paese dalla Spagna nel 1968.
Il PDGE mira anche a mantenere il suo stretto controllo su entrambe le camere del Parlamento. Attualmente detiene 99 dei 100 seggi dell’Assemblea nazionale e tutti i 55 seggi eletti del Senato, che ha 70 posti, anche se 15 sono nominati direttamente dal presidente.
Il presidente equatoguineano ha annunciato che le elezioni presidenziali saranno anticipate di cinque mesi per farle coincidere con le elezioni legislative e comunali, in seguito alle denunce dell’opposizione per la repressione e l’esclusione dal sistema politico equatoguineano, compresa la messa fuori legge nel 2018 del principale partito di opposizione, Cittadini per l’innovazione.
Sebbene nel Paese ci siano 18 partiti legalizzati, in pratica non ci sono partiti di opposizione con reali possibilità di rimuovere Obiang dal potere, tra le speculazioni sulla possibilità di una successione «dinastica» che porterebbe all’ascesa del figlio, Teodoro Nguema Obiang Mangue, noto come «Teodorín», che detiene la vicepresidenza dal 2016.






