
La Corte Costituzionale del Perù ha ordinato martedì al Congresso del Paese di annullare la denuncia per presunto tradimento presentata contro il Presidente peruviano Pedro Castillo, richiedendo la sua squalifica per cinque anni.
Il massimo interprete della Magna Charta peruviana ha concordato con la difesa del presidente dopo aver sostenuto che l’accusa presentata dalla Sottocommissione per le Accuse Costituzionali del Congresso contro Castillo era arbitraria, come riportato dall’emittente radiofonica RPP.
In particolare, la Corte Costituzionale ha dichiarato fondato un ricorso del team legale del presidente che chiedeva l’habeas corpus, affermando che l’accusa della sottocommissione parlamentare non soddisfa i «parametri di ragionevolezza» e viola «il principio di interdizione dell’arbitrio».
In questo senso, la Corte costituzionale peruviana ha annullato l’accordo promosso la scorsa settimana dalla sottocommissione in cui si sollecitava il Parlamento ad accusare Castillo di presunto tradimento.
«La Corte costituzionale, con l’autorità conferitale dalla Costituzione politica del Perù, ha deciso di dichiarare fondata la causa di habeas corpus e di dichiarare la nullità dell’accordo della Sottocommissione per le accuse costituzionali del Congresso (…) per aver violato il diritto alla giusta motivazione nei procedimenti parlamentari», si legge nella risoluzione emessa dalla Corte costituzionale peruviana.
La relazione approvata contro il capo di Stato peruviano proponeva di accusarlo di presunta violazione della Costituzione, motivo per cui raccomandava di interdirlo dai pubblici uffici per cinque anni, tutto questo dopo che si era mostrato favorevole alla concessione del «mare per la Bolivia», secondo quanto riportato da ‘Diario Correo’.
«Nello sviluppo delle motivazioni, la Corte Costituzionale non specifica in che misura le dichiarazioni del Presidente della Repubblica possano essere sussunte nel reato di tradimento (…) non specifica in che misura possano costituire ‘un atto volto a sottomettere la Repubblica al dominio straniero o a rendere indipendente una parte di essa'», sostiene la Corte Costituzionale nella relazione.
Con 11 voti a favore e 10 contrari, la sottocommissione parlamentare ha approvato una relazione in cui si sosteneva che Castillo aveva tradito lo Stato, lasciando il processo nelle mani della Commissione permanente in modo che potesse essere successivamente discusso e votato dall’intero Congresso.
In seguito alla decisione della Corte Costituzionale, il Presidente Castillo ha evitato di affrontare possibili accuse di tradimento, che sarebbero state il culmine di una lunga lista di denunce e accuse contro di lui nei poco più di 16 mesi in cui è stato alla guida del Perù.
In questo lasso di tempo, il capo di Stato non solo si è visto accusare di vari reati, soprattutto per presunta corruzione, ma ha anche trascorso gran parte del suo tempo a nominare nuovi ministri e fino a quattro primi ministri in un contesto politico notevolmente teso.
La decadenza richiede 66 voti, sottraendo i membri della suddetta Commissione permanente. La stampa peruviana ha avvertito che, in base all’aritmetica parlamentare già dimostrata in precedenti occasioni, è possibile che l’opposizione abbia i numeri a suo favore.






