
Il presidente del Perù Pedro Castillo, il primo ministro Aníbal Torres e i membri del Consiglio esecutivo dei ministri dovranno affrontare una denuncia costituzionale per aver presumibilmente violato diversi articoli della Costituzione proponendo una riforma che consentirebbe di sottoporre a referendum un numero maggiore di questioni importanti.
In particolare, l’associazione civile Movimiento Integridad ha presentato la denuncia alla Sottocommissione per le accuse costituzionali (SAC) del Congresso, sostenendo che il governo ha violato gli articoli 90, 106, 108 e 133 della Costituzione peruviana, secondo quanto riportato da «La República».
Secondo l’organizzazione, il primo ministro ha agito in modo «incostituzionale» presentandosi nell’aula parlamentare per proporre una mozione di fiducia al Congresso per approvare un disegno di legge che sostituisce l’attuale legge che limita il referendum.
Il Movimento per l’Integrità ha anche sostenuto che l’approvazione e l’abrogazione della legge «è di esclusiva competenza» del Congresso, e non del governo.
Per questo motivo, hanno affermato che Castillo e i suoi ministri avrebbero «l’unico scopo di forzare un diniego di fiducia e propiziare lo scioglimento del Congresso, utilizzando, illegittimamente, l’articolo 134 della Costituzione», secondo quanto riportato dal suddetto giornale.
Nel frattempo, questa sarà la seconda denuncia costituzionale che il presidente peruviano si troverà ad affrontare, dopo che la Procura Generale ha presentato un’accusa al Congresso contro Castillo per il fatto che sarebbe stato a capo di un’organizzazione criminale attiva nel Ministero dei Trasporti e delle Comunicazioni, favorendo le imprese private nelle gare d’appalto pubbliche.
Tuttavia, martedì la Corte costituzionale del Perù ha ordinato al Congresso del Paese di annullare la denuncia per presunto tradimento presentata contro il presidente peruviano e approvata dalla Sottocommissione congressuale per le accuse costituzionali.
In seguito alla denuncia, che chiedeva la squalifica del presidente per cinque anni, il massimo interprete della Magna Charta peruviana si è pronunciato a favore della difesa di Castillo, dopo aver sostenuto che l’accusa della sottocommissione era arbitraria, secondo quanto riportato dalla radio RPP.






