Il Comitato ONU contro la tortura chiede a El Salvador di adottare misure per prevenire le «detenzioni arbitrarie».

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Il presidente di El Salvador Nayib Bukele – PRESIDENCIA EL SALVADOR

Il Comitato delle Nazioni Unite contro la tortura ha chiesto a El Salvador di adottare misure per prevenire le «detenzioni arbitrarie», un giorno dopo che il presidente del Paese, Nayib Bukele, ha annunciato il lancio della «Fase 5» del suo Piano di controllo territoriale anti-gang.

In un rapporto pubblicato venerdì, il Comitato ha chiesto al governo di El Salvador di garantire i diritti «fondamentali» dei detenuti e che lo stato di emergenza sia «conforme al diritto internazionale e ai diritti umani».

Il piano annunciato questa settimana da Bukele prevede l’esportazione di accerchiamenti militari in tutto il Paese, come quello effettuato nella città di Comasagua, 15.000 abitanti, ma questa volta in città e comuni più grandi, riporta «La Nación».

Nell’ultimo rapporto fornito dal governo salvadoregno, si stima che un totale di 56.000 membri di bande siano stati arrestati da quando è stato decretato lo stato di emergenza nel Paese, un meccanismo che consente allo Stato salvadoregno di sospendere alcune libertà e garanzie.

Il Comitato ONU contro la tortura ha invece richiamato l’attenzione sul governo del Nicaragua, guidato da Daniel Ortega, per essersi rifiutato di collaborare all’esame dell’organismo, tanto che, «in assenza di una delegazione statale», le conclusioni sono state adottate a fine novembre.

In quel documento, il Comitato ha fatto eco a «numerosi rapporti» sull’uso eccessivo della forza da parte delle forze di sicurezza nicaraguensi in termini di «detenzioni arbitrarie e atti di tortura per reprimere i manifestanti» durante le manifestazioni in corso dal 2018.

«Il Comitato ha esortato il Nicaragua a garantire garanzie legali a tutti i detenuti, a prendere le misure necessarie per prevenire e fermare questi atti di repressione e violenza, in particolare contro i difensori dei diritti umani, i giornalisti e i leader politici dell’opposizione, e a rilasciare immediatamente le persone detenute arbitrariamente».

Sia l’opposizione che la comunità internazionale, comprese le Nazioni Unite, hanno messo in discussione una campagna contro le ONG condotta dal governo di Daniel Ortega, che fa parte di un’ondata di repressione iniziata dopo le proteste del 2018 e rafforzata nei mesi precedenti le elezioni del 2021.