
La Federazione Internazionale per i Diritti Umani (FIDH) ha avvertito giovedì che quest’anno «sarà probabilmente il più letale in Mali» dal 2012, dopo aver riportato un aumento di gravi abusi contro i civili.
La FIDH – che ha pubblicato un rapporto sui crimini commessi durante il conflitto contro i civili tra il 2018 e il 2022 – ha affermato che quest’anno «simboleggia uno stallo e un vicolo cieco» dopo dieci anni di conflitto.
La Federazione ha quindi incoraggiato la comunità internazionale, comprese le Nazioni Unite e l’Unione Africana (UA), a sostenere la fine delle violenze nel Paese, a rafforzare la lotta contro l’impunità e a riconoscere il rispetto del diritto umanitario internazionale.
«La popolazione civile sta vivendo un inferno», ha dichiarato l’organizzazione, spiegando che nel rapporto sono stati riportati attacchi, esecuzioni sommarie e violenze sessuali.
Il documento, che rivela «l’entità dei crimini perpetrati», avverte che queste violazioni avvengono talvolta sotto la responsabilità delle autorità.
Il documento indica gli insorti jihadisti, le forze armate del Paese e i loro partner internazionali, come il gruppo paramilitare russo Wagner. «Continuano a commettere gravi crimini, alimentando così il ciclo di violenza nel Paese, a scapito della popolazione maliana», spiega l’organizzazione.
La FIDH critica anche la lentezza dei processi giudiziari: «L’impunità dei responsabili di questi abusi dei diritti umani e del diritto internazionale umanitario in Mali spicca».
La presidente dell’organizzazione, Alice Mogwe, ha avvertito che «l’impunità degli autori dei crimini moltiplica i rischi per le vittime, tanto più in un ambiente caratterizzato da insicurezza generalizzata».
«Nessuna nazione, nessun popolo, per non parlare di un popolo che ha sofferto tanto come quello del Mali, può immaginare la pace e la riconciliazione senza un sistema giudiziario sano ed equo, un sistema giudiziario che combatta veramente l’impunità», ha detto Mogwe.
IL MALI CRITICA IL RAPPORTO PER MANCANZA DI EVIDENZE Il governo maliano ha reagito alle accuse della Federazione internazionale per i diritti umani sottolineando che l’esercito agisce «nel rigoroso rispetto dei diritti umani», riferisce Radio France International (RFI).
Le autorità maliane hanno denunciato le accuse mosse «senza prove tangibili» come «volte a infangare l’immagine delle forze maliane».
Bamako ha quindi espresso la sua «posizione negativa», sottolineando i «notevoli progressi» compiuti dall’esercito nella lotta al terrorismo.
Negli ultimi anni il Mali, come altri Paesi del Sahel, è stato teatro di un numero crescente di attacchi jihadisti, sia da parte dell’affiliato di Al Qaeda nella regione che dello Stato Islamico, che hanno portato anche a un aumento della violenza intercomunitaria e allo sfollamento di decine di migliaia di persone.






