
Il governo cileno ha ripreso sabato le trattative con i camionisti mobilitati del Paese per porre fine allo sciopero dei trasporti, poche ore dopo l’apparente rottura dei negoziati.
Nei sei giorni di protesta, i camionisti cileni chiedono migliori condizioni di sicurezza nel mezzo della crisi dei prezzi dell’energia dovuta alla situazione internazionale.
Le proteste hanno iniziato a generare problemi di approvvigionamento in diverse aree del Paese. Il sindacato chiede al governo del presidente Gabriel Boric di ridurre i prezzi del carburante del 30% e di congelarli per i prossimi sei mesi.
Il presidente ha denunciato lo sciopero come «completamente infondato» e ha assicurato che gli autotrasportatori sono già protetti contro tali eventualità.
Da parte sua, e in dichiarazioni riportate da «Meganoticias», il presidente della Confederazione Nazionale del Trasporto Merci (CNTC), Sergio Perez, si è dichiarato «fiducioso» di un possibile accordo. «Tra poche ore potremmo avere ottime notizie», ha aggiunto, dopo la rottura dei colloqui in risposta alle 32 cause intentate dal governo in base alla legge sulla sicurezza dello Stato contro i camionisti che hanno bloccato le rotte.
Nel frattempo, questo sabato è stata pronunciata la condanna a 17 anni di carcere per due delle tre persone condannate per l’omicidio del giovane camionista Byron Castillo, avvenuto a febbraio, secondo quanto riportato da «La Tercera».
«Gli imputati hanno compiuto congiuntamente atti finalizzati a provocare la morte della vittima, consistenti nel lanciarla da un cavalcavia, oltre la barriera di contenimento, verso una caduta di oltre nove metri», si legge nella sentenza finale di un caso che, secondo gli autotrasportatori, evidenzia l’insicurezza in cui svolgono il loro lavoro.






