
Il governo degli Stati Uniti ha accettato di rafforzare l’azione penale internazionale contro la violenza sessuale nelle zone di conflitto, in modo da includerla nell’elenco dei motivi prioritari per le sanzioni contro individui o entità.
Il Presidente degli Stati Uniti Joe Biden vuole dare a questo tipo di abusi «la stessa considerazione» di altre «gravi» violazioni dei diritti umani, per le quali ha promosso uno specifico memorandum con cui intende migliorare la protezione delle vittime e far progredire la responsabilità.
Washington fa eco ai dati delle Nazioni Unite che mostrano che per ogni stupro denunciato in un contesto di violenza, tra i dieci e i venti non vengono documentati. «Gli Stati Uniti non accettano questa violenza come un costo inevitabile dei conflitti armati», si legge in una dichiarazione della Casa Bianca rilasciata lunedì.
L’amministrazione statunitense ha anche colto l’occasione per rivedere il suo attuale impegno nella lotta a questo flagello, tra cui l’aumento dei fondi per l’Ufficio delle Nazioni Unite sulla violenza sessuale nei conflitti e i progetti per indagare e documentare gli abusi in diverse aree.
L’ultimo annuncio coincide con un forum ministeriale del Regno Unito sulla questione e giunge, secondo la Casa Bianca, «in un momento in cui [la violenza sessuale] persiste impunemente in tutto il mondo, anche nelle aree occupate dalla Russia in Ucraina e in Etiopia».






