
La vicepresidente dell’Argentina Cristina Fernández ha affermato che il tribunale che la sta processando per un presunto schema di corruzione nel cosiddetto «caso Vialidad» è in realtà «un plotone d’esecuzione», nel suo ultimo intervento prima del verdetto del 6 dicembre.
Fernández, che è apparsa ancora una volta in videoconferenza, ha assicurato che lo scopo di questo processo è quello di «stigmatizzare» il suo governo e cercare di oscurare le «conquiste» ottenute, presumibilmente con «bugie» che lei stessa ha cercato di smascherare sia in tribunale che sui social network.
Sul suo account Twitter ha pubblicato «le venti bugie della Causa Vialidad», con le quali intende dimostrare che le accuse sono infondate. In questo modo, si dissocia da ordini, visite e procedure che, secondo la Procura, dimostrano la corruzione.
«La sentenza è scritta, ma non avrei mai pensato che sarebbe stata scritta così male», ha lamentato nella sua apparizione di martedì, durata circa 20 minuti e in cui ha parlato ancora una volta di un «partito giudiziario» per avvertire della presunta persecuzione politica contro di lei, secondo i media locali.
Fernández siede sul banco degli imputati come presunto partecipante a un piano illegale per frodare lo Stato attraverso la concessione di opere pubbliche a Santa Cruz, insieme a più di una dozzina di altri imputati. La Procura stima in 5,321 miliardi di pesos (circa 31 milioni di euro al cambio attuale) la somma frodata da una rete che schizza anche il defunto marito della vicepresidente, Néstor Kirchner, ed ex funzionari come l’ex ministro Julio de Vido.
La Procura ha chiesto dodici anni di carcere per Fernández, per la quale ha chiesto anche l’interdizione politica a vita, anche se l’esito finale varierà non solo in base alla sua colpevolezza o innocenza, ma anche in base alla misura in cui il giudice riterrà che l’ex presidente sia a capo di un’associazione criminale.






