
Giovedì la Commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni del Parlamento europeo (LIBE) ha chiesto all’UE di rinunciare all’obbligo di visto per soggiorni di breve durata per i viaggiatori provenienti dall’Ecuador e dall’Oman, un vantaggio che Bruxelles propone di concedere al Kuwait e al Qatar e che gli eurodeputati vogliono estendere a queste altre due destinazioni.
La relazione, che deve ancora essere approvata dalla plenaria per essere ratificata come posizione negoziale del Parlamento, difende «l’impegno» dell’Ecuador nei confronti dei diritti umani e ritiene che esistano le condizioni per esentare i suoi turisti dalle procedure consolari per recarsi nell’UE per periodi fino a 90 giorni.
Tuttavia, i deputati sottolineano che il Paese deve ancora migliorare su questioni come le condizioni carcerarie, i diritti delle donne e i diritti delle popolazioni indigene e dei rifugiati, tra le altre sfide.
La proposta iniziale della Commissione di estendere l’elenco dei Paesi terzi esenti dal visto per soggiorni di breve durata include solo il Kuwait e il Qatar, e gli eurodeputati stanno spingendo per aggiungere alla lista anche l’Ecuador e l’Oman.
Nel caso del Kuwait e del Qatar, essi sottolineano inoltre che, insieme all’Oman, sollevano preoccupazioni in materia di diritti umani e libertà fondamentali e chiedono revisioni annuali e salvaguardie per sospendere gli accordi in caso di regressione in questi settori.
I deputati rilevano preoccupazioni in particolare in settori quali i diritti dei lavoratori, i diritti delle donne e i diritti di gruppi come LGTBIQ+, nonché i rischi per la libertà di religione, espressione e riunione e i casi di tortura. Nel caso del Kuwait, in particolare, chiedono una moratoria sulla pena di morte prima di chiudere il patto di sospensione della politica dei visti.
Se il Parlamento ratificherà questa posizione in una prossima sessione plenaria, i suoi negoziatori potranno iniziare i colloqui con l’UE. Una volta concordata la posizione dell’UE, spetterà alla Commissione europea, a nome dell’Unione, negoziare accordi bilaterali con i Paesi aderenti.






