
Il governo statunitense ha annunciato venerdì la sua «lista nera» di Paesi e organizzazioni che minacciano la libertà religiosa, tra cui Cuba, Cina, Iran, Russia, Gruppo Wagner e Talebani.
«In tutto il mondo, governi e attori non statali molestano, minacciano, imprigionano e addirittura uccidono persone per le loro convinzioni. In alcuni casi, essi limitano la libertà di religione delle persone per sfruttare le opportunità di guadagno politico», spiega il Segretario di Stato Antony Blinken.
«Queste azioni seminano divisioni, minano la sicurezza economica e minacciano la stabilità politica e la pace», ha dichiarato Blinken in un comunicato, sottolineando che «gli Stati Uniti non resteranno inerti di fronte a questi abusi».
La «lista nera» stilata da Washington comprende Birmania, Cina, Cuba, Eritrea, Iran, Nicaragua, Corea del Nord, Pakistan, Russia, Arabia Saudita, Tagikistan e Turkmenistan, Paesi che accusa di commettere o tollerare «violazioni particolarmente gravi della libertà religiosa».
Dall’altra parte, c’è un’altra lista, questa volta composta da Paesi «monitorati» per aver commesso o tollerato questa presunta persecuzione religiosa, che comprende Algeria, Repubblica Centrafricana, Comore e Vietnam.
Per quanto riguarda le organizzazioni non statali, Washington si è concentrata su gruppi terroristici come Al Shabab, Boko Haram, Hayat Tahrir al Sham – ex Fronte al Nusra, affiliato di Al Qaeda in Siria – e diversi gruppi associati allo Stato Islamico, come la Provincia dell’Africa occidentale e il Grande Sahara.
Gli altri bersagli sono gli Huthi, i Talebani e il gruppo mercenario Wagner, che ha legami con il Cremlino.
Washington chiude la dichiarazione sottolineando che continuerà a «monitorare attentamente» lo stato della libertà religiosa «in tutti i Paesi del mondo», avvertendo che si batterà per coloro che subiscono persecuzioni o discriminazioni per questi motivi.






