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L’OSA conclude che la democrazia del Perù «è a rischio» a causa della «frammentazione politica» che il Paese deve affrontare

Roberto De Luca

2022-12-02
Il
Il presidente del Perù, Pedro Castillo, incontra la missione di alto livello dell’OAS – OEA

La missione di alto livello dell’Organizzazione degli Stati Americani (OSA) che ha visitato il Perù alla fine di novembre ha concluso che l’istituzionalità democratica del Perù «è a rischio» a causa della «frammentazione politica» che il Paese sta affrontando.

I risultati del Gruppo di alto livello dell’OSA, che si è riunito in 29 occasioni con diversi rami del governo, rappresentanti del settore privato e della società civile, rivelano che il Perù si trova ad affrontare un alto livello di instabilità che rende difficile governare e affrontare le questioni più urgenti del Paese.

Questa instabilità si basa, secondo l’OSA, sull’elevata frammentazione delle forze politiche, sui continui cambiamenti nella formazione dei gabinetti, sulla messa in discussione delle nomine dei funzionari e persino sui ripetuti appelli dell’opposizione a ridurre il mandato dell’esecutivo e ad anticipare le elezioni.

Allo stesso modo, le mozioni di censura presentate contro il presidente Pedro Castillo (tre ad oggi), le molteplici indagini giudiziarie avviate contro il capo di Stato e l’assenza di dialogo tra i principali attori pubblici aggravano la crisi politica.

«La polarizzazione si riflette in una lotta interna tra i poteri dello Stato (…) che potrebbe influire sul normale funzionamento istituzionale e generare maggiori conflitti e divisioni nella società peruviana», si legge nel comunicato diffuso dal GAN.

Secondo le parole di un intervistato (la cui identità non è stata resa nota), attualmente c’è «una guerra civile tra le istituzioni pubbliche»», prosegue la lettera.

USO ECCESSIVO DEL CONTROLLO POLITICO Nella sua analisi della situazione politica del Paese, l’OSA ha espresso preoccupazione per l’uso eccessivo degli strumenti di controllo politico, affermando che vi sono accuse incrociate in cui ciascuna parte accusa l’altra di violare la giurisdizione compiendo azioni al di fuori della propria competenza.

Tra queste misure di controllo politico, l’OSA ha evidenziato l’uso «indiscriminato» delle mozioni di censura, il divieto del Congresso di far viaggiare il Presidente all’estero e i ricorrenti ricorsi costituzionali.

Come ha spiegato uno degli attori al GAN, il Perù sta affrontando un processo di «giudiziarizzazione della politica e politicizzazione della giustizia», che distorce il ruolo e l’equilibrio dei poteri dello Stato.

In questo senso, l’OSA ha sottolineato che questo «confronto permanente» genera una perdita di credibilità da parte della popolazione, che vede le diverse potenze come attori che non curano i propri interessi.

RAZZISMO E RIFIUTO DEL DIALOGO Tra le altre questioni, il Gruppo di alto livello ha sottolineato, come gli hanno riferito alcuni interlocutori, che l’elezione di Pedro Castillo a presidente del Perù ha dimostrato che esistono settori che promuovono il razzismo.

Secondo diversi attori incontrati dall’OSA, alcuni dei poteri politici del Paese non accettano che una persona estranea ai circoli politici tradizionali occupi la poltrona tradizionale, il che ha portato a insulti e offese verso l’immagine del capo di Stato.

«Alcuni intervistati sostengono che la discriminazione si estenda anche ai 55 popoli nativi e alle 48 lingue che compromettono il patrimonio culturale del Paese e che meritano rispetto e considerazione», si legge nel comunicato dell’OSA.

Tuttavia, mentre gli attori intervistati hanno generalmente mostrato la loro disponibilità a impegnarsi nel dialogo come «parte essenziale dell’esercizio democratico», non lo fanno con altre controparti che considerano discutibili.

«In pratica, questo si è tradotto in difficoltà, non solo nelle relazioni formali tra i rami del governo, ma anche nell’uso delle tradizionali istituzioni informali in Perù (…) come il Consiglio di Stato o l’uso dell’Accordo Nazionale, che non sono stati convocati», ha dettagliato il GAL.

LE «RICETTE» DELL’OSA Al di là delle differenze, l’OSA ha riscontrato una convinzione generalizzata della necessità di preservare la democrazia e di rispettare la Costituzione e le leggi, e ha quindi elencato una serie di raccomandazioni ai diversi attori politici per incanalare la situazione.

Tra questi c’è la convocazione di un dialogo formale tra la Presidenza, i legislatori, le alte corti, i rappresentanti dei partiti politici e i membri della società civile, tutti liberi da condizioni.

In questo senso, ha esortato l’Esecutivo a fare il primo passo e a promuovere il dialogo democratico per concordare «le regole del gioco» al fine di raggiungere un consenso su un’agenda di governo.

Allo stesso modo, l’OSA ha raccomandato di avviare una «tregua politica» mentre il dialogo viene convocato e «si raggiunge un consenso minimo per garantire la governabilità».

In terzo luogo, ha indicato che la «giustizia costituzionale» deve essere «rispettata». A questo proposito, ha sottolineato che la Corte costituzionale (TC) «è il custode della Costituzione e deve far rispettare ciò che la Costituzione prevede».

Ha inoltre esortato gli attori politici a garantire «il pieno rispetto dei diritti umani» e ad affrontare la questione della tolleranza e del rispetto per «tutti i cittadini», in conformità con la Dichiarazione universale dei diritti umani.

Infine, il Gruppo di alto livello ha chiesto che la libertà di espressione sia esercitata «in modo costruttivo, responsabile, imparziale e rispettoso nei confronti di tutti gli attori».

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