
La vicepresidente dell’Argentina, Cristina Fernández, ha dato per scontato che la sentenza che verrà annunciata martedì in relazione al «caso Vialidad» sarà una condanna, che potrebbe significare una pena fino a dodici anni di carcere e un primo passo verso la sua possibile interdizione dalle cariche pubbliche.
Fernández si è seduta sul banco degli imputati come presunta partecipante a un piano illegale per frodare lo Stato attraverso la concessione di opere pubbliche a Santa Cruz, insieme a più di una dozzina di altri imputati, anche se ha sempre sostenuto di essere vittima di una persecuzione politica.
Il vicepresidente ha spiegato in un’intervista al quotidiano brasiliano «Folha de Sao Paulo» che il 7 dicembre la prima pagina dei giornali riporterà il titolo: «Cristina, condannata». La cerimonia coinciderà con l’anniversario dell’attuazione di una legge che, durante il suo governo, intendeva combattere la monopolizzazione dei media da parte di pochi uomini d’affari.
Infatti, ritiene che la sua prevedibile condanna sarà un «regalo» per il capo del Grupo Clarín, Héctor Magnetto, che lei coinvolge in un complotto politico, mediatico e giudiziario che, a suo avviso, ha il solo scopo di screditarla politicamente.
L’accusa, che include anche Fernández in questa presunta cospirazione, stima che 5.321 milioni di pesos (circa 31 milioni di euro al cambio attuale) siano stati frodati da una rete che coinvolge anche il defunto marito della vicepresidente, Néstor Kirchner, ed ex funzionari come l’ex ministro Julio de Vido.
GIUSTIZIA BIASED Fernández ha affermato che i giudici «messi al loro posto» dall’ex presidente Mauricio Macri «proteggono» lui e anche coloro che hanno tentato di assassinarla all’inizio di settembre. Ritiene che solo «gli autori materiali» dell’attacco siano dietro le sbarre.
A suo avviso, gli «autori intellettuali» sono ancora da trovare. «Hanno ricevuto un finanziamento di 17 milioni di pesos da una falegnameria che non esiste. Se fosse il contrario, saremmo tutti in prigione», ha dichiarato Fernández, secondo quanto riportato dall’agenzia di stampa Télam.






