
I deputati libanesi non sono riusciti, per la nona volta in meno di un mese e mezzo, a eleggere il successore di Michel Aoun alla presidenza del Paese, in un ennesimo esempio dell’assoluta paralisi politica che domina il Paese, con un governo dimissionario da maggio e frammentato da lotte intestine.
Come nelle otto occasioni precedenti, i deputati del Movimento Patriottico Libero di Aoun e del tandem sciita Amal-Hezbollah hanno votato in bianco e poi sono usciti dalla sessione dopo il primo turno di votazione, perdendo così il quorum necessario per procedere a un nuovo turno.
Al primo turno, il presidente deve essere eletto con 86 voti, mentre nei turni successivi è richiesta una maggioranza assoluta di 65 voti. Ancora una volta, il deputato e presidente del Movimento laico per l’indipendenza, Michel Moawad, ha ottenuto il maggior numero di voti, 37 (il più alto registrato dall’inizio delle votazioni), e solo 39 deputati hanno lasciato l’aula, rispetto ai 52 della scorsa settimana.
Tra gli altri candidati che hanno ricevuto voti, il professore e rispettato accademico Issam Khalifa, acclamato da cinque deputati (rispetto ai quattro della scorsa settimana), e l’ex ministro Ziyad Baroud, con il sostegno di un deputato (rispetto ai due di giovedì scorso).
Nel suo addio alla carica il 30 ottobre, Michel Aoun ha confermato la consegna al Parlamento di una missiva che formalizza le dimissioni dal Consiglio dei Ministri del Primo Ministro uscente e rivale politico, Nayib Mikati, che ha continuato a prestare servizio nonostante si sia dimesso dalla fine della precedente legislatura, con l’elezione a maggio di un nuovo Parlamento.
La lettera è un attacco piuttosto diretto alle attuali funzioni del primo ministro uscente, che Aoun accusa di aver ordito un piano per arrogarsi poteri indegni della sua carica al fine di mantenere il potere.






