
Venerdì gli Stati membri dell’UE hanno chiesto una maggiore cooperazione giudiziaria con i tribunali internazionali come la Corte penale internazionale (CPI) per garantire che i crimini di guerra in Ucraina siano perseguiti e che non vi sia impunità per i crimini di guerra.
Nelle conclusioni congiunte, l’UE-27 ha chiesto indagini congiunte e una «stretta cooperazione giudiziaria» con i tribunali internazionali e altri meccanismi investigativi, come la Commissione internazionale indipendente d’inchiesta sull’Ucraina istituita dal Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite.
Prendono inoltre atto dell’impegno a sostenere l’Ufficio del Procuratore generale ucraino per rafforzare la sua capacità di indagare sui crimini internazionali, nonché a incrementare la cooperazione con attori quali Europol o Eurojust, oltre alla missione militare dell’UE in Ucraina, a questo scopo.
A livello nazionale, l’UE insiste sulla creazione di unità specializzate in crimini internazionali, garantendone la capacità operativa e la sostenibilità finanziaria, in modo che possano contribuire alle indagini e al perseguimento dei crimini internazionali a livello nazionale.
I Paesi del blocco chiedono inoltre la partecipazione delle vittime, la loro protezione e il loro sostegno, e chiedono la creazione di opportunità per i rifugiati ucraini nell’UE di testimoniare come vittime o testimoni di crimini internazionali.
Le conclusioni invitano tutti gli Stati membri ad applicare la definizione di crimini internazionali contenuta nello Statuto di Roma, che prevede l’aggressione come crimine da perseguire, ma la sua definizione non è stata approvata da tutte le parti, impedendo loro di esercitare la giurisdizione su di esso.
La Commissione europea ha proposto qualche settimana fa che, «senza smettere di sostenere la Corte penale internazionale», si dovrebbero compiere progressi verso la creazione di un «tribunale specializzato» sostenuto dalle Nazioni Unite, una misura che, secondo fonti europee, non è stata esclusa ed è in discussione nell’ambito della politica estera dell’UE.






