
I ministri degli Esteri dell’UE si riuniscono lunedì a Bruxelles con un nuovo ciclo di sanzioni contro la Russia e un accordo per espandere il fondo per l’invio di armi all’Ucraina in sospeso a causa della minaccia dell’Ungheria di porre il veto a ulteriori restrizioni contro Mosca.
Dopo uno scambio con il ministro degli Esteri ucraino Dimitro Kuleba in videoconferenza, i loro omologhi europei dovrebbero discutere il nono pacchetto di sanzioni europee contro la Russia, dopo che un alto funzionario dell’UE ha dichiarato che «prenderanno decisioni» sul nuovo round.
La serie di sanzioni come ritorsione per l’ondata di attacchi alle infrastrutture civili in Ucraina comprende restrizioni all’esportazione di droni e l’aggiunta di 200 persone, tra cui alti esponenti militari e politici, alla lista nera europea, oltre all’estensione delle restrizioni al settore finanziario e alle esportazioni della Russia.
Resta da vedere se ci sono finalmente le condizioni per dare il via libera al pacchetto, dato che diverse delegazioni temono che Budapest metta il veto all’iniziativa, che necessita dell’unanimità dell’UE-27, dopo aver assicurato che non accetterà ulteriori sanzioni contro la Russia. «C’è un elefante nella stanza», indicano fonti diplomatiche in riferimento alla posizione ungherese, insistendo sul fatto che il pacchetto di sanzioni è fondamentale per continuare a esercitare pressione su Mosca e dimostrare che l’UE non sta perdendo il suo sostegno a Kiev.
BLOCCO UNGHERESE La minaccia di un blocco ungherese si estende ad altre iniziative come l’estensione del Fondo europeo per la pace, con il quale l’UE ha inviato armi a Kiev dall’inizio dell’invasione russa, l’assistenza macrofinanziaria da 18 miliardi di euro per il 2023 e persino l’accordo per un’aliquota fiscale del 15% per le multinazionali.
«C’è un’alta probabilità che vada avanti, ma prevedere cosa farà l’Ungheria è un affare rischioso, se si guarda al passato non hanno mai bloccato alla fine, ma ora siamo in una situazione molto specifica», ha detto un diplomatico europeo, riferendosi al conflitto aperto tra Bruxelles e Budapest sui fondi UE. Diverse fonti diplomatiche ritengono più probabile che il nono ciclo di sanzioni dell’UE si svolga in settimana, preferibilmente prima del vertice dei leader dell’UE del 15 dicembre.
Un altro accordo che Budapest minaccia di boicottare durante la riunione di lunedì riguarda i nuovi finanziamenti per il Fondo europeo per la pace, lo strumento chiave dell’UE per la fornitura di armi a Kiev, che si trova a un punto morto dopo aver esaurito quasi tutti i fondi. Attualmente dispone di soli 810 milioni di euro su un budget iniziale di oltre 5 miliardi fino al 2027, mettendo a rischio il finanziamento della politica di sicurezza e difesa del blocco.
La proposta di Bruxelles è di approvare un primo lotto di 2 miliardi per avere nuovi fondi a partire da gennaio, con l’idea di estendere il tetto a 5,5 miliardi entro il 2023, secondo le altre delegazioni europee.
MISURE CONTRO L’IRAN I ministri discuteranno della situazione in Iran, dove continuano le proteste per la morte in custodia della giovane Mahsa Amini, a cui Teheran ha risposto violentemente, estendendo la repressione, fino a giustiziare una persona arrestata solo tre settimane fa durante le manifestazioni.
In questo senso, ci si aspetta che l’UE faccia un passo avanti con ulteriori sanzioni, una mossa che mette ancora una volta in discussione le possibilità di ripristinare il patto nucleare iraniano, dopo mesi di negoziati con Teheran che non hanno dato frutti in termini di rilancio di un patto che fonti diplomatiche considerano «morto».
Prima di tutte queste discussioni, i ministri degli Esteri dell’UE terranno una riunione con i Paesi del Partenariato orientale: Moldavia, Ucraina, Georgia, Armenia e Azerbaigian, in quella che sarà un’altra occasione per mostrare il proprio sostegno alla regione all’indomani della guerra nell’Europa orientale. L’idea è quella di discutere di ciò che il blocco può fare per contribuire a rafforzare la stabilità e la prosperità nella regione, migliorando la resilienza dell’area e avvicinandola all’UE.






