
La sentenza della Corte d’Appello di Barcellona sul «caso Neymar 2» ha assolto tutti gli imputati che erano stati processati per presunta frode e corruzione tra privati nell’ingaggio del giocatore del FC Barcellona dal Santos FC nel 2013, secondo la sentenza pubblicata martedì e consultata da Europa Press.
Oltre a Neymar, la sentenza riguarda i suoi genitori, gli ex presidenti blaugrana Sandro Rosell e Josep Maria Bartomeu, l’ex vicepresidente del Santos Odilio Rodrigues, e come persone giuridiche i due club e la società N&N, con cui il padre di Neymar rappresenta il giocatore.
Il processo nella sezione 6 della Corte d’Appello di Barcellona, iniziato il 17 ottobre e conclusosi il 31 ottobre, è stato segnato dal ritiro di tutte le accuse del pubblico ministero, che ha chiesto l’assoluzione dei nove imputati, lasciando il caso sostenuto solo dalle accuse private del fondo Dis – proprietario del 40% dei diritti federativi di Neymar – e della Federazione delle Associazioni di Atleti Professionisti del Brasile (Faap), proprietaria dello 0,8%.
Sulla base delle prove presentate al processo, il tribunale ha escluso che a Neymar sia stata offerta una tangente o che l’abbia pretesa in cambio della firma per il Barça, e ha concluso: «L’accusa fa deduzioni che non vanno oltre il semplice sospetto. Non sono indizi di criminalità».
Il Barça e il Santos hanno concordato il trasferimento di Neymar per 17 milioni di euro e dopo la firma entrambi i club hanno siglato diversi contratti e accordi: uno per 7,9 milioni in diritti preferenziali su tre giocatori delle giovanili; un altro per 4,5 milioni per giocare due amichevoli e un altro per 40 milioni che Neymar e il Barça hanno firmato nel 2011 come bonus di firma.
Le accuse private sostenevano che questi contratti mascheravano parte del pagamento per l’ingaggio dell’attaccante e ora il tribunale constata l’esistenza dei contratti, ma respinge la tesi del Dis e non li considera penalmente rilevanti, e sottolinea che il fondo ha fatturato 6,84 milioni per il trasferimento, che rappresenta il 40% dei 17 milioni di trasferimento concordati dai due club.
Da parte sua, il Barça ha firmato sette contratti con Neymar, suo padre e le società di rappresentanza per il trasferimento: gli ha pagato un bonus alla firma di 8,5 milioni e si è impegnato a pagargli 45,9 milioni nei primi cinque anni di contratto.
«Non riusciamo a capire perché Dis abbia optato per un procedimento penale invece di presentare una richiesta di risarcimento ai tribunali civili brasiliani», hanno rimproverato i giudici, aggiungendo che se Neymar ha violato il suo accordo con il fondo, non si tratta di un reato penale.
L’assenza non era un «privilegio».
Durante il processo, sia Neymar che gli altri imputati sono stati esonerati dalla presenza sul banco degli imputati, tranne che per i loro controinterrogatori e per avvalersi del diritto all’ultimo turno di parola, in cui il giocatore è apparso in videoconferenza.
I giudici dedicano parte della sentenza a giustificare che si tratta di un «privilegio» per gli imputati e sottolineano che si tratta di una pratica comune nella loro aula di tribunale.
Sottolineano che gli imputati erano in libertà provvisoria e che «con la loro presenza all’inizio del processo hanno chiarito la loro disponibilità alla corte», e aggiungono che la partecipazione al processo è un diritto degli imputati.
«Pertanto, lo svolgimento del processo in queste condizioni non costituisce un privilegio procedurale dovuto alla qualità o alla condizione dell’imputato. Almeno in questo tribunale, è una prassi comune nei processi complessi e in quelli che si svolgono in più sessioni», ed escludono anche che costituirebbe un trattamento di favore consentire agli imputati che non vivono in Spagna di intervenire in videoconferenza nell’ultima tornata di interventi.
L’accusa pagherà una parte delle spese
I magistrati hanno respinto le argomentazioni della difesa secondo cui la giustizia spagnola non era competente a trattare il caso, ma corrispondeva ai tribunali brasiliani, e hanno anche escluso che gli stessi fatti fossero già stati giudicati nel primo «caso Neymar», che ha portato a un accordo con cui il Barcellona ha accettato una condanna a una multa di 5,5 milioni di euro per aver frodato l’erario con l’ingaggio del giocatore.
La sentenza afferma che il gruppo Dis aveva la legittimazione ad agire come pubblico ministero privato nel caso, contrariamente a quanto sostenuto dalla difesa, ma il tribunale li ha condannati a pagare parte delle spese del processo – una decisione che possono impugnare – data la «inconsistenza, almeno parziale, dei motivi dell’accusa di Dis e Faap».






