
Il Consiglio di Stato del Perù – composto da rappresentanti di tutti i rami del governo – ha espresso mercoledì il suo pieno sostegno alla presidente del Paese, Dina Boluarte, e ha chiesto di «ristabilire l’ordine pubblico».
Nelle prime ore di questa mattina, l’organismo ha rilasciato una dichiarazione in cui prende posizione sulla convulsa situazione politica e sociale del Perù ed esprime il suo rifiuto di «atti e mezzi violenti che mettono in pericolo la vita e l’integrità fisica dei peruviani».
A questo proposito, il Consiglio di Stato ha annunciato che il sistema giudiziario indagherà su queste violente proteste per aver colpito proprietà pubbliche e private, oltre che per aver impedito «l’adeguata fornitura di servizi pubblici».
«Esortiamo i cittadini a incanalare le loro richieste, preoccupazioni e proposte attraverso i canali democratici e i processi di dialogo che il ramo esecutivo promuoverà a questo scopo», hanno aggiunto i rappresentanti dei poteri statali.
Allo stesso modo, hanno incoraggiato la società civile a impegnarsi in un «dialogo politico permanente con le autorità pubbliche attraverso spazi democratici», al fine di raggiungere accordi che avanzino verso la normalizzazione della nazione andina.
Infine, il Consiglio di Stato ha deplorato la perdita di vite umane nelle proteste che hanno avuto luogo negli ultimi giorni in diverse regioni del Paese, una situazione che ha portato le autorità a decretare lo stato di emergenza nei territori più in difficoltà.
Il Perù è teatro di incertezza politica e tensione sociale dopo che l’allora presidente, Pedro Castillo, ha annunciato mercoledì scorso lo scioglimento del Parlamento e il decreto dello stato di emergenza.
La misura non è stata appoggiata e il presidente è stato infine rimosso dal Congresso e arrestato dalla Procura. In seguito, il suo «numero due», Dina Boluarte, è stato proclamato presidente.
In seguito a ciò, i sostenitori di Castillo sono scesi in piazza in varie parti del Paese in una serie di marce che sono diventate sempre più violente. Le loro richieste includono sia l’estromissione di Boluarte dalla presidenza che la convocazione di nuove elezioni.






