
I principali leader politici del Kosovo hanno firmato mercoledì la domanda di adesione all’UE dell’ex provincia serba, in una giornata che hanno definito «storica» e che apre un «lungo cammino» non privo di ostacoli, dato che ad oggi cinque Paesi, tra cui la Spagna, non riconoscono la sua indipendenza.
Il primo ministro kosovaro Albin Kurti ha invocato l’unità interna per superare gli «ostacoli», mentre il presidente kosovaro Vjosa Osmani ha dichiarato durante la cerimonia che l’adesione è un obiettivo «a lungo termine», secondo Kosova Press.
Tuttavia, Osmani ritiene che il Kosovo sia ora «un passo più vicino alla realizzazione del sogno di coloro che hanno sacrificato le loro vite per la libertà, l’indipendenza e la democrazia», come ha dichiarato su Twitter accanto a una sua foto con Kurti e il presidente del Parlamento Glauk Konjufca.
Le regole dell’UE stabiliscono che, una volta presentata la domanda di adesione al Consiglio, il Paese che detiene la presidenza di turno deve informare gli altri Stati membri e il Parlamento europeo. Spetta poi ai ministri degli Esteri valutare il caso e decidere se chiedere il parere di Bruxelles.
La mossa di Pristina coincide con la recente escalation di tensioni al confine con la Serbia, inizialmente per l’entrata in vigore di un nuovo regolamento sulle targhe e, negli ultimi giorni, per il rinvio delle elezioni locali e l’arresto di un poliziotto.
Belgrado, che ha ventilato la possibilità di dispiegare polizia e militari nelle aree kosovare a maggioranza serba, aveva già avvertito che avrebbe contattato i governi dell’UE per bloccare qualsiasi aspirazione di Pristina. Il governo serbo fa particolare affidamento sul ruolo dei Paesi che non riconoscono l’indipendenza del Kosovo, dichiarata unilateralmente nel 2008.






