
L’ex presidente georgiano Mikheil Saakashvili ha iniziato mercoledì uno sciopero della fame per protesta dopo che un tribunale di Tbilisi gli ha rifiutato di essere presente mentre decideva se sospendere o meno la sua condanna per motivi umanitari e permettergli di andare all’estero per curarsi.
«Oggi il mio diritto più elementare di assistere al mio processo è stato disatteso. Questa è una violazione di tutte le norme georgiane e internazionali e sono costretto a ricorrere a una forma estrema di protesta, lo sciopero della fame», ha annunciato Saakashvili in una lettera.
«Sono consapevole di tutti i rischi, dato il mio attuale stato di salute, ma continuerò lo sciopero della fame fino a quando non avrò garanzie solide per includere almeno un collegamento video al mio processo. C’è un limite a tutte le prese in giro e alle umiliazioni», ha insistito l’ex presidente georgiano, come riporta il quotidiano «Rezonansi».
È la terza volta che Saakashvili ricorre allo sciopero della fame come forma di pressione, dopo quelli dell’ottobre 2021 – quando fu arrestato dopo otto anni di esilio – e del febbraio 2022.
Saakashvili è stato condannato a tre anni di carcere per l’omicidio del banchiere Sandro Girgvliani e ad altri sei anni per il pestaggio del deputato Valeri Gelashvili nel 2005. È anche indagato per presunto abuso di potere durante le proteste antigovernative del 2007.
La famiglia e la difesa di Saakashvili insistono affinché le autorità georgiane gli permettano di essere trasferito all’estero per curarsi, soprattutto dopo che il suo avvocato, Shalva Khachapuridze, ha riferito che qualche settimana fa un esame tossicologico ha rilevato tracce di arsenico nel suo corpo.






